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Verdi, gran padre del melodramma italiano, chiuse la carriera a 80 anni con un sorriso: nella spassosa commedia lirica Falstaff, i versi di Boito e la musica di un Verdi più brillante che mai fanno rivivere il leggendario mattatore creato da Shakespeare con le allegre comari di Windsor. Tra i titoli più raffinati del repertorio, l’opera torna al Teatro Filarmonico di Verona dopo quindici anni domenica 22 marzo alle 15.30 nell’allestimento dinamico e “british” del Regio di Parma con la regia di Jacopo Spirei. Dieci artisti compongono il cast alle prese con i virtuosismi linguistici e vocali di Falstaff, guidati dal baritono buffo Marco Filippo Romano, al debutto nel ruolo. I complessi artistici e tecnici areniani sono guidati dal maestro Giuseppe Grazioli. Dopo la prima, repliche il 25, 27, 29 marzo.
Dopo una carriera costellata di successi, all’età di 80 anni, Giuseppe Verdi (1813-1901) sorprese il mondo con una commedia: un sorriso saggio, a tratti malinconico, ma sempre brillante, a suggellare un’eterna giovinezza. Correva l’anno 1893 e alla Scala, appena una settimana dopo la Manon Lescaut torinese dell’astro nascente Puccini, il pubblico scopriva Falstaff, commedia lirica che mette in scena Le allegre comari di Windsor di William Shakespeare. Sorgente inesauribile di melodie, teatro in musica puro con orchestra multicolore e ritmo indiavolato, battute indimenticabili e parodie (anche di Verdi stesso), l’opera si avvalse del libretto dotto e vario di Arrigo Boito (1842-1918) che, oltre alla vicenda (uno “spin-off” dedicato al leggendario Falstaff su richiesta, pare, della stessa regina Elisabetta) ricostruisce la grandezza del protagonista da diversi passi di Enrico IV, dramma storico in due parti in cui Falstaff, con tutta la sua eccentricità e i suoi umanissimi difetti, è il buffo mentore del futuro re d’Inghilterra.
Verdi unì in quest’opera il suo amore per la drammaturgia e i personaggi shakespeariani, l’esperienza di una vita da uomo di teatro, la raffinatezza di un letterato quale Boito (già librettista dell’acclamato Otello) e la rivincita personale sull’unica opera buffa, la giovanile Un giorno di regno, che fece fiasco senza appello nel 1840. Partendo da una “fuga buffa”, Verdi piegò con ironia secoli di forme e tradizioni musicali, con la certezza finale che “ride ben chi ride la risata final”, che “tutto nel mondo è burla” e che tutti gli uomini sono “gabbati”. Ne nacque Falstaff, commedia originalissima, vivace come nessuna, ispirazione per molti dei compositori a venire per la commedia in musica e il teatro “di conversazione”. Un’opera pioneristica per la scena musicale italiana del 1893, il cui successo iniziale fu più di stima che per convinta comprensione, ma che conquistò il pubblico col tempo, grazie ad interpreti divenuti leggendari come Stabile, Valdengo, Gobbi, Taddei, Bruson, Raimondi e, più recentemente, Maestri, e grazie ai massimi direttori di sempre, tra cui vale la pena ricordare la dedizione di Toscanini, Karajan, Giulini, Bernstein, Solti, Abbado e Muti. A Verona, negli ultimi cinquant’anni di attività del Teatro Filarmonico con i complessi artistici e tecnici di Fondazione Arena, Falstaff è andato in scena quattro volte (1983, 1997, 2004 e 2011) confrontandosi più che altrove con l’omonima opera di Salieri (di un secolo precedente) a cui è legata la rinascita del Teatro stesso. Nei prestigiosi cast alternatisi nella città scaligera, vale la pena ricordare il protagonismo di Renato Bruson e Michele Pertusi, anche immortalati in edizioni discografiche esemplari, nonché il debutto come regista lirico di Luca Guadagnino.
Nel solco della migliore tradizione vocale italiana si inserisce il ritorno di Falstaff al Teatro Filarmonico, dopo quindici anni dall’ultima produzione: titolare sarà Marco Filippo Romano, al debutto nel ruolo di Falstaff. Le allegre comari di Windsor annoverano i soprani Marta Mari come Alice Ford, Vittoriana De Amicis come Nannetta sua figlia, Marianna Mappa come Meg Page e il mezzosoprano Anna Maria Chiuri come Mrs Quickly. Nei panni di Ford, marito geloso vittima tanto del protagonista quanto dell’astuzia di Alice, il baritono Luca Micheletti, recentemente diretto da Riccardo Muti come Macbeth, altro protagonista di Verdi-Shakespeare, mentre come Fenton, innamorato di Nannetta, torna il tenore Marco Ciaponi. Completano il cast: Blagoj Nacoski come Dottor Cajus, Matteo Macchioni e Mariano Buccino nei panni dei seguaci di Falstaff, Bardolfo e Pistola. Torna sul podio veronese il maestro Giuseppe Grazioli, per dirigere gli artisti solisti, l’Orchestra di Fondazione Arena e il Coro preparato da Roberto Gabbiani. L’allestimento in scena a Verona proviene dal Teatro Regio di Parma, dove è stato applaudito nel 2017 e nel 2025 al Festival Verdi, e unisce la verve della drammaturgia originale a un tocco britannico e pop contemporaneo per un ritmo sempre al passo col brillante dono della musica di Verdi: regista è il premiato Jacopo Spirei, alla sua prima regia al Teatro Filarmonico, con le scene di Nikoalus Webern, i costumi di Silvia Aymonino e le luci di Fiammetta Baldiserri.
Dopo la prima di domenica 22 marzo, Falstaff replica mercoledì 25 alle 19, venerdì 27 alle 20 e domenica 29 marzo alle 15.30.
La Stagione d’Opera e Balletto 2026 comprende altri tre titoli operistici e due balletti, con prime assolute per Verona: è ancora possibile acquistare abbonamenti, nuovi carnet e biglietti singoli per ogni data al link https://www.arena.it/it/teatro-filarmonico, alle Biglietterie dell’Arena e nella rete Vivaticket.
BCC Veneta si conferma main sponsor della Stagione Artistica 2026 del Teatro Filarmonico.
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