NOTIZIA. COME, PERCHE’
La ricerca scienifica
La ricerca scientifica spesso rappresenta una speranza di guarigione, ma la fede, nonostante la paura della morte, quella di una rinascita dalla malattia
La ricerca scientifica rimane una certezza per il miglioramento della nostra salute ed, insieme, la speranza di sempre nuove scoperte, in grado di abbattere malattie e deformazioni.
Per il raggiungimento di questi scopi, quasi quotidianamente, televisioni, giornali ed altri mezzi di comunicazione, propongono raccolte di denaro in grado di finanziare dei progetti utili a sconfiggere patologie e dolori correlati.
In questa nobile battaglia si cimentano scienziati , medici e ricercatori delle varie discipline, impegnati a proporre dei protocolli di cura, a volte ostacolati in nome di una scarsa o inefficiente validità empirica.
Il malato, tuttavia, come persona al centro di un sistema in cui ruota tutto il mondo sanitario , si aggrappa a qualsiasi tentativo, anche se non sufficientemente testato, in grado di offrirgli una speranza di guarigione o, almeno, una minore sofferenza.
Guardando il passato e la storia della medicina, si tratta di situazioni che si ripetono nonostante i continui progressi una volta impensabili.
Gli esempi sono diversi e ciò che era impensabile ieri ,oggi è possibile nella chirurgia, nella radiologia, negli altri settori di applicazione dell’arte medica, dove l’uomo è più vulnerabile.
Nonostante tutto, tuttavia, c’è sempre il desiderio inconscio di poter raggiungere degli obiettivi di salute specie quando il male ci tocca da vicino, motivando quel moto di ribellione come un legittimo diritto alla salute.
Si va ,quindi, alla ricerca di quelle soluzioni in grado di poter alleviare, se non risolvere, il problema che è oggetto di ansie e di preoccupazioni
Nel caso di una ricerca in quella che è la medicina ufficiale, si ascoltano i clinici famosi che fanno “ audience “, non solo perché li leggiamo sui giornali o li vediamo alla televisione, ma perché sono quelli che vorremmo trovare nel caso del bisogno .
Persone eccezionali alle quali affidiamo le nostre speranze di guarigione.
Per non citare solo il noto professor Umberto Veronesi, oncologo di fama internazionale, alla ribalta dei grandi medici quest’anno la stampa riporta alle cronache un altro illustre clinico.
Si tratta del professor Giancarlo Roviaro “ autore delle prime operazioni a torace chiuso” (cfr. Corriere Salute 8.12.2013).
Un chirurgo eccezionale, perché ha operato “ primo al mondo, un paziente ai polmoni in endoscopia”,nonostante la grave patologia terminale di cui era affetto.
Un uomo che è riuscito a stupire i colleghi americani , anche perché felicemente sposato con la stessa donna da 42 anni
Il fatto era così eccezionale da ignorare persino il suo importante curriculum professionale iniziato a Padova, per proseguire negli Stati Uniti e poi negli ospedali milanesi San Paolo, San Giuseppe e Policlinico.
A chi gli chiedeva incredulo se per questa fedeltà era importante dichiarasi cattolico, lo stesso ha risposto : “certo ha contato per la mia professione. Non credo che per poter vedere nel malato un altro se stesso sia necessario essere credente, ma a me aver fede è stato utile “.
Una modo di pensare, per alcuni incompatibili nella diaspora “ Scienza- Fede “, eppure é ormai assodato da altri studiosi, che non c’è un contrasto tra le leggi scientifiche e i dogmi religiosi.
Anzi : scienza e fede sono in sintonia per l’essere umano che cerca sempre delle risposte sulla sua esistenza e su quello che potrà essere il suo destino futuro.
Nel primo caso (la scienza) la speranza è l’ultima a desistere perché ogni giorno si scoprono e si testano nuovi farmaci ; nel secondo , invece, c’è la consapevolezza che ogni cosa, ogni persona, ha un limite temporale, per cui sarebbe auspicabile affidarsi alla fede.
A quella luce, cioè, in grado di illuminare un percorso ignoto.
Renato Celeste
Pubblicato il 2014-01-03 10:34:03.
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