ANALISI E FATTI SOCIALI
Il fenomeno dell’emarginazione carceraria
Il fenomeno dell’emarginazione carceraria va osservato e mitigato da diversi strumenti formativi educativi e professionali, senza ignorare quelli necessari a chi è preposto alla sua attuazione.
L’esempio citato del sacrificio dell’assistente sociale Vassallo Graziella Giarola che perì tragicamente nel carcere di Alessandria quarant’anni fa, va analizzato in ordine al fatto e alle interpretazioni psicologiche dello stesso.
La problematica è quella del detenuto come persona da recuperare, da rieducare e da formare.
Un aspetto che coinvolge sia il profilo fisico sia quello mentale , in quanto la persona che è deprivata della sua libertà deve essere occupata per una prospettiva di reinserimento in una società che al momento la rifiuta.
Per fare questo, bisogna offrire un’attività con la quale apprende un mestiere, se non ne aveva uno, che potrà essere utile dapprima all’interno del luogo in cui è detenuto e, successivamente, in quello esterno che un domani lo potrebbe riaccogliere.
Attraverso il lavoro si pagherebbe parte delle spese inerenti il suo mantenimento e, nel contempo, potrebbe accantonare una somma utile per la sua famiglia qualora l’avesse.
Al lavoro si dovrebbe affiancare l’aspetto formativo e quello dell’istruzione, come momento qualificante anche per l’aggiornamento professionale.
La socializzazione andrebbe favorita così come l’aspetto relazionale, diminuendo le troppe pause predisponenti l’ozio.
Parallelamente, là dove esista, va curata la famiglia di chi si trova in carcere e andrebbero aiutati in tutti i modi gli eventuali figli, perché possano inserirsi nel loro tessuto sociale senza pregiudizi , tutelandone il diritto e garantendo una vita civile.
Va da sé che sia l’aspetto psichico che quello sanitario, va gestito in modo corretto da figure professionali e preparate.
Analogamente, pur con delle prospettive diverse, va curata la formazione professionale di chi è preposto alla loro sorveglianza e di chi interagisce sotto il profilo relazionale con gli stessi.
Questi, in sintesi, i pensieri portati avanti quarant’anni fa dalla persona che abbiamo volutamente citato, affinché l’esempio del suo sacrificio abbia un senso.
Ricordare questo fatto e analizzarlo rappresenta, in fondo, una fonte per un credente e non, se si osservano gli esempi di vita dell’attuale pontefice e di quelli che sono appena stati proclamati santi, nei confronti di chi si trova in stato di detenzione.
Al di fuori di queste citazioni si può osservare, tuttavia, che in alcuni luoghi di pena si è già attuato o si sta per farlo, un programma formativo e culturale (ad esempio, l’impiego di detenuti per confezionare dolci, produrre e imbottigliare vino, confezionare abiti, ricamare, conseguire titoli di studio, etc.), ma la strada tracciata va proseguita con analoga intuizione e dedizione.
Ci si rende conto, in definitiva , della rilevanza di altre problematiche oggetto di analisi più approfondite, in ordine ai mutamenti socio- economici della nostra epoca.
Ma, ogni aspetto della vita sociale pur nelle sue discrepanze, va esaminato e approfondito con la stessa attenzione,nella consapevolezza della sua utilità e rilevanza umana.
Solo così si potranno affrontare anche i temi del sovraffollamento nei carceri, che dovrebbero essere dei luoghi in grado di poter recuperare delle persone, offrendo loro una seconda opportunità di vita sociale una volta assolto il loro debito con la giustizia.
Renato Celeste
Pubblicato il 2014-05-01 05:55:11.
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