ANALISI E FATTI SOCIALI
LA RIBELLIONE SOCIALE
L’analisi sociale dei nostri tempi mostra un sentimento di ribellione generalizzato che non deve sfociare nella violenza
La ribellione, è un sentimento, ma soprattutto è una manifestazione aggressiva verso una situazione che sembra non abbia mai la parola fine.
E’ quanto sta capitando nelle manifestazioni di quelle classi sociali oggi sempre più impoverite, mentre alcuni decenni fa risultavano essere, attraverso il lavoro e l’impiego razionale delle risorse disponibili dei nuclei familiari agiati.
Gli stessi potevano permettersi la conquista di quei beni ritenuti importanti per una famiglia, come il possesso di una casa, di un’automobile, degli elettrodomestici più svariati.
Beni che rappresentavano, a seconda dal loro valore, lo “status symbol “ di una famiglia e dei suoi componenti.
La rappresentazione scenica di questa manifestazione, specie nei piccoli centri, era la passerella domenicale alla funzione religiosa della tarda mattinata, con sfoggio di abiti di alta sartoria o capi e accessori con le firme di tendenza
Raggiungere questi obiettivi era una reale aspirazione che si esternava anche nei ristoranti, negli alberghi, nelle vacanze.
Tutto questo oggi, a causa di una crisi economica che sembra non arginabile, sta cambiando radicalmente usi e costumi, operando dei tagli a quelle spese ritenute non più indispensabili, che in certi casi sconfinano anche in quelle sanitarie.
Da qui la ribellione specie verso quegli strati sociali che, a loro volta, risultano essere in maggiori difficoltà e che continuano ad avere dei bisogni primari per la loro sopravvivenza.
Ne fanno le spese gli immigrati, i balordi, i senza tetto, gli extracomunitari e quanti vivono sulle spalle della società che spesso, per fini elettorali, li protegge dimenticando spesso le altre classi sociali che rischiano a loro volta di avere un reddito sempre più basso.
Una sorta di guerra “ tra poveri “ che sfocia nella protesta, negli insulti, nella violenza.
Si tratta di analizzare un altro sentimento: quello dell’esasperazione alimentato dall’osservazione di altri comportamenti, altri atteggiamenti ripetuti più volte, letti sui giornali, ascoltati alla radio o visti in televisione.
E, nonostante, le denunce non succede nulla anche se a parole si cerca di tenere a freno la rabbia, mentre in realtà le cose non cambiano.
Test psicosociali dimostrano che , a fronte di atteggiamenti di aggressività e di violenza mostrati a titolo sperimentali, i soggetti reagiscono con gli stessi comportamenti scatenando sentimenti di odio e di rifiuto per una componente politica che li governa.
Per poter fermare questo “ trend “ negativo, è necessario rivoluzionare, secondo alcuni Padri fondatori della Sociologia, l’intero sistema ma per poterlo fare occorrono quei poteri forti che non sono l’essenza di uno stato democratico.
Il quale Stato, a questo punto, deve saper purgare al suo interno vizi e storture, privilegi e squilibri, perché, per riuscire a raggiungere quegli obiettivi desiderati dalla gente in ordine ad una vita dignitosa, bisogna iniziare a dare degli esempi che non siano i sacrifici dei soliti noti.
Il “ 2015”, riuscirà a mostrare questi cambiamenti ?
Al di là dell’utopia restano quei sentimenti di ribellione che se acuiti, rischiano di sfociare in qualcosa di negativo.
E questo, naturalmente, non è quello che ci auguriamo.
Renato Celeste
Pubblicato il 2014-12-06 11:45:29.
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