ANALISI E FATTI SOCIALI
Guerre di religione?
Una guerra di religione come ai tempi dei crociati o l’esaltazione folle di un progetto ambizioso di conquista ? Questa la vera problematica che affligge la società di oggi
L’analisi di un tempo come l’attuale, che ha fino inventato una “ sociologia dell’Islam “, con tanto di docente in un’università calabrese è il risultato di un sentimento di paura, motivato dalla ferocia
di aguzzini che non hanno rispetto della vita altrui, anche se si tratta di bambini o di giovani .
La storia di ieri, con tutti i riferimenti del tempo, aveva un substrato religioso (la guerra santa delle crociate) per distruggere gli infedeli, con gli errori di valutazione riportati poi dalle cronache e dalle reali intenzioni dei governanti .
Quella di oggi ripercorre, invece, una filosofia dell’orrore divulgata da faide pseudo islamiche, tesa alla conquista di terre e di popolazioni, da attuarsi con ogni mezzo senza escludere la forza.
La valutazione, tuttavia, induce a non cadere nella trappola di ridurre tutto allo stesso piano, usando gli stessi mezzi che, da difesa legittima, si trasformerebbero in offesa per uccidere con la giustificazione di sopprimere il male all’origine.
Alla base di quella cultura pseudo islamica, c’è una comunità priva di valori, antifemminista, ricolma di divieti e di norme capestro, che colpisce chi offende la religione e un dio che risulta a noi diverso perché induce alla guerra e alla violenza, senza esclusione di colpi.
Il capo della cristianità, invece , invita al dialogo, non giustifica la guerra in nome di Dio, ma offre uno strumento semplice, ricco di citazioni e di comandamenti impostati sull’osservanza del bene e dell’amore.
Tutto questo nonostante le gesta di soldataglie che bruciano le chiese, uccidono e violentano donne, massacrano bambini, giovani e anziani, motivati da un istinto bestiale da con confondersi con quello dettato da madre natura che regola la vita e la sopravivenza del mondo animale.
In questo clima di terrore la gente ha paura e alza barriere e steccati che dovrebbero essere rivisti dagli Stati, ridefinendo alla luce della nuova situazione le norme dell’accoglienza, imponendo delle regole precise che vanno rispettate per il vivere comune.
No al permissivismo , dunque, sì al controllo con una regolamentazione chiara nel rispetto del diritto soggettivo ed oggettivo.
Questi sono gli assiomi richiesti, senza strumentalizzazioni di parte, nella convinzione che ognuno ha il diritto di esprimere la sua civiltà e la sua cultura, attraverso quel processo di inculturazione e di acculturazione quale modello di una società aperta alle innovazioni e al progresso.
Negare questi fattori, invocando motivazioni diverse, non è terreno fertile per giustificare una “ Sociologia dell’Islam “ che vorrebbe disciplinare una materia complessa e troppo estranea alla nostra cultura.
In definitiva, l’attenzione a quanto succede attorno e l’analisi dei fatti, induce ad essere realisti nell’applicare quegli strumenti consentiti dalla legge che non devono essere di mera difesa, ma di proposta concreta per un modello societario basato non sul terrore e sull’ignoranza.
Una società, dove non c’é spazio per dei manipoli di persone che, in nome di una religione irreale e fanatica fa proseliti spingendo ad uccidere anche i bambini usandoli per i loro scopi, come se fossero delle “ bombe umane “.
Questo non è il messaggio di una vera religione, ma é la bieca visione di gente che si inquadra nella paranoia, come la storia spesso ci ha mostrato anche nella recente ecatombe a danno del popolo ebreo.
Renato Celeste
Pubblicato il 2015-02-03 06:32:29.
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