ANALISI E FATTI SOCIALI
L’apporto della famiglia nel mondo scuola
Ancor prima della scuola, bisogna considerare l’istituzione famiglia.
Non è la prima volta che si è affrontato questo tema, anche se con un’ottica più strutturata, analizzata da diversi studiosi di Scienze Sociali.
In questo contesto, il passaggio educativo dalla famiglia alla scuola, riveste un significato importante perché significa, collaborazione, proposte, innovazioni culturali considerate anche nella loro essenza esperienziale.
I genitori di oggi, di fatto, sono diventati ad esempio meno permissivi nei confronti dei loro figli, cercando di recuperare quel rapporto una volta, “ senza se e senza ma “, nei confronti degli insegnanti.
Interessava cioè il profitto, ma anche la preparazione quale trampolino di lancio per la futura occupazione.
Ci sono stati periodi diversi, nel tempo, più permissivi, abbracciando le tesi dei progetti senza particolari punizioni in caso di insuccessi scolastici, cercando in questi casi, di colpevolizzare di più i docenti che non sono stati all’altezza dei loro compiti.
E gli studenti, si sa, sanno approfittare di questo clima : protestano, perché aizzati, contestano in generale, certo hanno anche le loro ragioni ….Ma è sempre come, cercano di farsele.
La psicologia , pur non assecondando questa tendenza, cercava di giustificare, capire, aiutare un po’ tutti: insegnanti , genitori, ragazzi.
Solo che, una volta proposto l’atto terapeutico, lo psicologo se ne va e lascia i problemi da risolvere sia agli insegnanti, sia ai genitori che rimangono con molti dubbi.
Oggi, come detto, c’è un ritorno ad una certa severità e rispetto dei rispettivi ruoli, perché in questo modo si cerca di mettere un po’ d’ordine nei vari passaggi evolutivi.
La famiglia, quindi, diventa un asse portante perché la prima forma educativa sta nel suo ruolo, di supporto all’altro passaggio istituzionale scolastico.
Qualsiasi riforma scolastica, pur nelle intenzioni migliori e credibili, non può ignorare questo passaggio.
Un passaggio forse capito ai tempi, con i decreti delegati, le riunioni dei genitori, le loro partecipazioni ai consigli di istituto e di classe, ma rivelati privi di qualsiasi potere perché solo consultivi.
I rappresentanti eletti, poi, erano motivati più dagli interessi personali (dei figli) che da quelli collettivi della classe e della scuola.
Adesso il loro incarico dovrebbe tenere conto di quanto offre l’insegnamento scolastico, ai fini pedagogici, formativi ed educativi,per far crescere una classe di persone che domani avranno un loro ruolo nella società.
Persone che, oltre a crescere fisicamente e intellettualmente, hanno il diritto di ricevere quella professionalità corretta da poter spendere nel mercato del lavoro.
In questo modo, genitori, insegnanti, collaborano premiando e sanzionando quando è necessario il comportamento dei giovani, ma soprattutto pretendendo che chi siede nelle seggiole politiche, istituzionali e delle forze sociali, garantiscano quel lavoro sancito dalla carta costituzionale.
Se si crede negli obiettivi descritti, si può riordinare poco per volta tutto il sistema, senza farne un motivo di baruffe e di litigi perché a questo punto é legittimo chiedersi: oltre a queste manifestazioni diseducative avete presente qual è l’interesse dei ragazzi ?
Renato Celeste
Pubblicato il 2015-06-01 11:57:12.
Questa pubblicazione è stata richiesta 348653 volte.