NOTIZIA: COME, PERCHE’
RIFLESSIONE SUI MODELLI SCOLASTICI
Ancora una volta, i problemi di fondo sono quelli della scuola.
Questo, almeno, é quanto emerso nelle ultime controversie che dovrebbero tenere conto dell’interesse degli allievi e delle loro famiglie.
Il loro futuro, significa la nuova classe dirigente e non l’immagine di quella precedente, che cerca di conservare un modello culturale sempre in evoluzione.
Tuttavia, non significa “ rottamare “, come oggi si preferisce dire, tutto ciò che rappresenta il passato, frutto di esperienza e di conoscenza quando civiltà e cultura, sono sempre state un asse portante del nostro sistema scolastico.
Se si vuole citare un banale esempio, l’economia domestica così esaltata in Finlandia, era già una materia di studio per insegnare ai giovani ad arrangiarsi in caso di bisogno.
Invece, i nostri bravi ragazzi considerati a torto “ mammoni “, si trovano in difficoltà nelle cose pratiche, ma non in quelle informatiche salvo sapere tutto di una materia e poi trovarsi in difficoltà nello scrivere e nel parlare.
E’ anche vero che la burocrazia soffoca ogni anelito di merito e il giovane cerca all’estero quello che non trova da noi .
Eppure gli studenti stranieri imparano spesso da noi e ne fanno tesoro, ammirando arte, territori, servizi e modelli culturali , cercando di trasmetterli nei loro Paesi di origine.
Nulla da invidiare, dunque, agli altri, tranne nelle potenzialità delle strutture e dei mezzi tecnologici messi a disposizione.
Un bel biglietto da visita, a fini lavorativi, per le esperienze professionali che si possono acquisire
La difficoltà della scuola non sta solo nel merito, ma anche in quegli edifici datati e nella carenza di un aggiornamento professionale pedagogico e psicologico, oltre che didattico, considerando l’evoluzione e i cambiamenti continui della società.
Tutto questo, senza scomodare il sociologo tedesco Max Weber, ma cercando di impostare un discorso costruttivo che tenga conto delle necessità culturali e mediatiche ai fini lavorativi, senza dimenticare la cultura di base, fatta di grammatica, di numeri, di lingua italiana.
Analogamente è sbagliato ignorare gli altri e fare esperienze differenziate all’estero, nella consapevolezza che la professione dell’insegnante non è solo quella di un mestiere, tra l’altro sottopagato, ma è un compito dall’alto profilo educativo.
Per questo ci vuole rispetto e attribuire quella dignità di ruolo che la professione richiede.
Il capitolo accentratore, va modificato con quello della delega, per responsabilizzare i ruoli di ogni operatore scolastico compresa l’immagine distorta di un “ unicum “, padrone assoluto per il quale, è una caratteristica umana, si può attivare l’empatia o l’antipatia per le funzioni inferiori.
Ancora un aspetto, infine, andrebbe valutato : quello della libertà della scelta formativa, così come sancito dalla carta costituzionale.
Il problema, come sempre, è quello dei soldi, ma se si crede in un progetto formativo e non solo di parte per il bene dei ragazzi, lo stesso si può affrontare, discutere, attivando quelle risorse “pubblico-privato”, in grado di far crescere la nostra economia.
Si tratta, in fondo, di una tesi dimostrata da diverse statistiche che considera il raggiungimento del benessere economico di una società quando si sanno valutare le esigenze e i bisogni scolastici, offrendo quegli strumenti e quelle indicazioni reclamate, senza strumentalizzazioni di parte.
Renato Celeste
Pubblicato il 2015-06-01 11:59:35.
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