ANALISI E FATTI SOCIALI
Il fenomeno dell’immigrazione nei suoi aspetti reali scevro da un falso moralismo
Stiamo vivendo un periodo storico che sarà oggetto di quella branca della sociologia che si occupa di politica e di insediamenti urbani e rurali.
La politica si potrebbe definire una scienza al servizio di una popolazione e di un territorio, sul quale devono vivere e poter convivere gli abitanti anche di altre etnie, garantendo uguali diritti e doveri.
Il problema, tuttavia, non è di facile soluzione perché a fronte devono esserci le risorse necessarie per il sostentamento decoroso degli uni e degli altri.
Da qui la scarsa preparazione ad affrontare, ad esempio, il flusso migratorio che sta sconvolgendo le politiche economiche e sociali di diversi Paesi alle prese, da una parte dai sentimenti di solidarietà e dall’altra dalle obbiettive difficoltà economiche in cui versano.
Risorse che risultano già insufficienti per i propri cittadini, molti dei quali senza lavoro e abitazioni o con delle pensioni al limite del sostentamento.
A maggior ragione lo sono per una massa di persone nulla tenenti, con una cultura ed una religione diversa, per la quale si spende molto denaro per offrire il loro sostentamento, senza avere chiaro il concetto della necessità di un’ urbanizzazione per un utile ritorno.
Vale a dire: aiutiamo pure queste persone a favorire un inserimento sociale, ma nel contempo dobbiamo riscontrare un utilizzo razionale delle stesse, attribuendo loro delle mansioni di utilità collettiva.
E’ innegabile, infatti, il riscontro del malcontento da parte di una popolazione che vede sopraffatti i propri diritti costituzionali (lavoro, casa, pensioni ecc.), mentre quella immigrata, pur disperata, sfuggita alle guerre, alle persecuzioni, ma anche degli scafisti privi di scrupoli, alberga in strutture stellate, percepisce un” quid” di denaro è servita per i pasti ed è nulla facente.
Perché, ci si domanda, non si sveltiscono le pratiche burocratiche e chi ha diritto a rimanere, non viene utilizzato dai comuni, dalle province, dalle regioni, per lavori socialmente utili, in modo che provvedano anche al proprio sostentamento senza sentirsi un peso per la comunità che li accoglie?
Il pensiero appena descritto è in sé legittimo ed é oggetto di una politica che dovrebbe essere contemplata dai vari Stati.
L’errore sta nell’estremizzare il problema al punto di creare delle sacche di razzismo, colpevolizzando il sentimento della solidarietà e dell’insegnamento evangelico, quasi fossero solo dei segnali di un mero egoismo economico di una società capitalistica.
L’analisi del fenomeno andrebbe dunque studiata in modo razionale, senza strumentalizzazioni di parte, avendo coscienza da una parte del reale dramma che sta vivendo una parte dell’umanità e dall’altra, dei bisogni reali di quell’altra popolazione che la riceve.
I fatti così descritti nella loro esemplificazione, non giustificano una politica assente e parolaia, ma impongono un loro reale approfondimento per delle soluzioni eque scevre da un ipocrita moralismo.
Renato Celeste
Pubblicato il 2015-10-03 12:00:49.
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