“Rotella e il Cinema” intende presentare al grande pubblico lo stretto rapporto che ha caratterizzato l’intera attività di Mimmo Rotella (Catanzaro, 1918 – Milano, 2006) con il mondo del cinema: attraverso un percorso cronologico e tipologico, verranno prese in analisi le molteplici tecniche utilizzate dall’artista per rappresentare il suo legame con il cinema italiano e internazionale.
A partire dai primi décollages dell’inizio degli anni Sessanta – dove il soggetto cinematografico diventa man mano protagonista – il percorso proseguirà focalizzandosi sulle tecniche fotomeccaniche del riporto fotografico e dell’artypo, sviluppate tra il 1963 e il 1980: se nei primi Rotella isola singoli fotogrammi riportandoli su una tela trattata con un’emulsione fotografica, negli artypos i manifesti diventano materia prima di una sovrapposizione randomica di immagini e scritte.
Conclusa l’esperienza con la Mec-Art, negli anni Ottanta l’artista sceglie di ritornare al manifesto cartaceo, che diventa canovaccio per le sovrapitture realizzate apponendo un segno pittorico sulle affiches, dando così vita alle icone della cultura cinematografica, da Brigitte Bardot a James Dean.
La centralità del manifesto – in particolare di quello cinematografico – porta Rotella a concentrare la sua produzione degli anni novanta e dei primi anni duemila di nuovo sui grandi e grandissimi décollages dove i miti del cinema “storico” come Marilyn Monroe, Elizabeth Taylor, Sofia Loren, John Wayne e Elvis Presley si confrontano con i nuovi divi e registi di quello contemporaneo, come Keanu Reeves, George Clooney, Quentin Tarantino, Lana e Andy Wachowski, creando un dialogo sempre attuale con la cosiddetta “settima arte”.
A sottolineare la centralità del cinema nella produzione dell’artista, saranno presenti nella mostra dei monitor tramite i quali verranno proiettati – a fianco di alcuni dei lavori – degli spezzoni di quei film che hanno ispirato Rotella e la cui locandina è stata da lui utilizzata per la realizzazione delle opere. Una modalità espositiva che permetterà di percepire in maniera simultanea e per libera associazione, la fonte di ispirazione da cui l’artista ha tratto spunto creativo.
dal sito: http://museocasarusca.ch/
Pinacoteca Comunale Casa Rusca, Locarno
13 marzo - 14 agosto 2016
A cura di Rudy Chiappini e Antonella Soldaini
Conferenza stampa: giovedì 10 marzo 2016, ore 11.00
Inaugurazione: sabato 12 marzo 2016, ore 17.00
Comunicato stampa
Con l’esposizione “Rotella e il Cinema” allestita alla Pinacoteca Comunale Casa Rusca, la Città di Locarno celebra l’opera di una delle personalità più rappresentative e influenti dell’arte italiana del secolo scorso. Nel suo percorso di vita artistica Domenico Di Rotella (Catanzaro, 1918 - Milano, 2006) si è sempre dimostrato un grande sperimentatore. La sua capacità di aprire uno spazio nuovo e di rivoluzionare i linguaggi artistici del dopoguerra lo ha fatto apprezzare nel mondo. Oltre a più di cento esposizioni personali in Italia e all’estero, l’artista ha partecipato anche a rassegne internazionali fra cui “Hall of Mirrors” al Museum of Contemporary Art di Los Angeles (1996) dove sono state affiancate le Marylin di Rotella e di Warhol, sino a culminare nella partecipazione in veste di maestro storico alla 49esima Biennale di Venezia (2001).
Artista eversivo, inventore inesauribile, autore di poemi e di composizioni musicali, suonatore di strumenti a percussione, cantante, attore e viaggiatore instancabile. Rotella anticonformista lo era davvero tanto da essere l’ispiratore dell’esilarante personaggio di Un americano a Roma di Nando Mericoni interpretato da Alberto Sordi. Nel 1952, tornato dagli Stati Uniti, Rotella attraversa una profonda crisi creativa e interrompe quasi del tutto la produzione pittorica. È però in questa Roma degli anni Cinquanta in cui si respira un clima culturale effervescente concentrato sul dibattito tra astrattismo e arte figurativa, che l’artista ha improvvisamente quella che definisce “illuminazione Zen”: la scoperta del manifesto pubblicitario come espressione artistica della città. Sono le lacerazioni causate dalle intemperie e dai passanti a suggerirgli di strappare i manifesti affissi sui muri per poi collezionarli nel suo atelier.
Nascono i primi décollages e i retro d’affiches costituiti da vari strati di manifesti incollati su una superficie di cartone o di tela, siano essi il recto o il verso, rielaborati nello studio tramite un raschietto con cui traccia dei ritagli sui lembi di carta. Un’invenzione in sé inevitabile, tanto che negli stessi anni altri artisti la sviluppano. Infatti Rotella condivide lo stesso interesse con Jacques Mahé de la Villeglé, Raymond Hains, François Dufrêne, Gérard Deschamps i quali, su invito del critico Pierre Restany nel 1960, confluiscono nel Nouveau Réalisme che riunisce, fra gli altri, Yves Klein, Arman, Jean Tinguely, Daniel Spoerri, César, Christo e Niki de Saint Phalle. In occasione della 32esima Biennale di Venezia del 1964, a Rotella viene assegnata una sala dove trovano posto i grandi décollages realizzati negli anni precedenti tra cui Marilyn (1963), l’opera che ottiene più successo e Il grande circo (1963), presente in mostra. È la consacrazione ufficiale.
Il tema centrale su cui si focalizza la mostra riguarda lo stretto rapporto che ha caratterizzato l’intera attività di Rotella con il mondo del cinema: attraverso un percorso cronologico e tipologico, sono analizzate le molteplici tecniche utilizzate dall’artista per rappresentare il suo legame con il cinema italiano e internazionale. A partire dai primi décollages dell’inizio degli anni Sessanta - dove il soggetto cinematografico diventa man mano protagonista - il percorso prosegue focalizzandosi sulle tecniche fotomeccaniche del riporto fotografico e dell’artypos, sviluppate tra il 1963 e il 1980: se nei primi Rotella isola singoli fotogrammi riportandoli su una tela trattata con un’emulsione fotografica, negli artypos i manifesti diventano materia prima di una sovrapposizione di immagini e scritte.
Conclusa l’esperienza con la Mec-Art, negli anni Ottanta l’artista sceglie di ritornare al manifesto cartaceo, che diventa canovaccio per le sovrapitture realizzate apponendo un segno pittorico sulle affiches, dando così vita alle icone della cultura cinematografica, da Brigitte Bardot a James Dean. La centralità del manifesto porta Rotella a concentrare la sua produzione degli anni Novanta e dei primi anni duemila di nuovo sui décollages dove i miti del cinema “storico” come Marilyn Monroe, Elizabeth Taylor, Sofia Loren, John Wayne e Elvis Presley si confrontano con i nuovi divi e registi di quello contemporaneo, come Keanu Reeves, George Clooney, Quentin Tarantino, Lana e Andy Wachowski, creando un dialogo sempre attuale con la cosiddetta “settima arte”.
A sottolineare la centralità del cinema nella produzione dell’artista, sono presenti nella mostra dei monitor che proiettano - a fianco di alcuni dei lavori - degli spezzoni di quei film che hanno ispirato Rotella e la cui locandina è stata da lui utilizzata per la realizzazione delle opere. Una modalità espositiva che permette di percepire in maniera simultanea e per libera associazione, la fonte di ispirazione da cui l’artista ha tratto spunto creativo. La mostra, in collaborazione con la 69esima edizione del Festival del film di Locarno, resterà aperta fino al 14 agosto 2016 ed è organizzata con il Mimmo Rotella Institute e la Fondazione Mimmo Rotella.
Pubblicato il 2016-03-13 10:54:06.
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