ANALISI E FATTI SOCIALI
Le trasformazioni socio-culturali delle varie epoche e i problemi che comportano
La società si sta trasformando e l’attenta analisi del sociologo di oggi, riporta questo cambiamento già intravisto negli studi, ormai storici, dei suoi predecessori.
Vi sono dei cambiamenti culturali, a volte inseguiti con ostinazione, per raggiungere dei traguardi (leggi le unioni civili) con delle valenze per le quali sarebbero stati sufficienti solo dei correttivi.
Diritti certamente equi per la dignità della persona, ma impensabili per delle lotte e dei contrasti in nome di una civiltà europea alla quale il nostro Paese ha contribuito in altre ere storiche, secondo quel processo di acculturazione avviato già nella lontana epoca romana.
Rimangono, invece, insoluti i capisaldi del vivere quotidiano con la garanzia del lavoro in grado di essere di aiuto per una giovane coppia desiderosa di mettere su famiglia e di avere dei figli, ai quali poter offrire una vita altrettanto dignitosa e degli altri diritti, come sono sanciti dalla nostra carta costituzionale.
Un nucleo, detto famiglia nucleare o coniugale, come scritto nella letteratura sociologica, in quanto formato da un uomo e una donna e dalla loro eventuale prole, a garanzia del rinnovamento e del ricambio generazionale.
Una forma elementare della società, che è pure la prima istituzione, alla quale bisogna dare quel sostegno materiale ed economico, perché ci sia un argine a quell’emorragia della denatalità che riesce a produrre solamente una generazione di gente vecchia.
Una popolazione anziana in crescita secondo un “ trend” preoccupante che non può essere alimentata da quella più giovane, perché demotivata, perché non interessata ad avere dei figli , causa una precarietà o addirittura, l’assenza di un lavoro certo.
Sembrerebbe un paradosso eppure, nonostante questa reale situazione, si tende a prolungare la vita lavorativa di chi è già stato spremuto per tanti anni e si ignora l’ingresso di nuove generazioni più generose, più desiderose di fare, perché in condizioni di salute ottimali in grado di raggiungere un avvenire certo.
Gli anziani non vanno gettati via, ma utilizzati per la loro esperienza e la loro cultura, ma non devono necessariamente tenere un posto a vita, quasi che il loro futuro debba essere una continuità lavorativa fino all’esaurimento delle loro energie fisiche e mentali.
Aver conquistato degli anni in più di vita , grazie ai progressi della medicina e della scienza, non significa costringere a tenere un ruolo e a giocarlo, come dicono i sociologi, a scapito della persona più giovane.
Anzi.
Il giovane va aiutato nelle tappe della sua vita sociale specie al momento del suo ingresso nel mondo lavorativo .
In che modo?
Anzitutto con il sostentamento economico ed altre forme assistenziali previste per gli eventuali figli; poi con la di creazione di più asili nido e di scuole materne, concedendo, infine, agli stessi, eventuali crediti per aiutarli a proseguire gli studi specie se appartenenti a famiglie che versano in condizioni economiche non ottimali.
In questa politica di “ welfare “ per dirla all’anglosassone, tuttavia, lo Stato è spesso carente e vede di buon grado l’apporto del privato del volontariato e di altre forme assistenziali “ no-profit “, ignorando in parte i suoi doveri istituzionali, delegando più che affrontando in prima persona i problemi che emergono.
Ecco perché le battaglie istituzionali, in vista dei prossimi appuntamenti politico-amministrativi, dovrebbero tenere in giusta considerazione l’opportunità di fare dei sacrifici in modo proporzionale alle proprie sostanze.
Sarà il solito utopico miraggio di un’equiparazione tra le classi sociali.
La stessa presa d’atto delle varie trasformazioni societarie del passato, ma anche quelle ribellioni che solo un popolo vessato riesce a manifestare.
Renato Celeste
Pubblicato il 2016-06-06 10:05:23.
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