NOTIZIA. COME, PERCHE’
Essere onesti per cambiare le cose che non vanno
Trovandosi in ospedale o in una clinica, solitamente si attivano dei comportamenti diversi, sia nel caso di un ricovero non previsto o programmato, sia nel momento in cui si va a trovare qualcuno.
Improvvisamente si capisce la fragilità della propria persona, oggetto ed insieme soggetto di chi ci cura e di chi ci assiste, nel caso tocchi proprio a noi quel tipo di esperienza.
Diversa é, invece, la presenza al letto di un malato anche se è una persona cara perché sappiamo che, una volta terminata la visita, usciamo comunque da un tunnel obbligato e magari di grande sofferenza.
E’ una prova che sicuramente lascia dei segni, anche se si risolve tutto per il meglio.
E non risparmia nessuno tanto che, in quelle condizioni, si ha uno spaccato diverso di quella che è stata la nostra vita e di quello che potranno essere gli anni successivi, dopo quell’episodio o quell’esperienza.
Una riflessione che viene spontanea dalle notizie dei giornali specie se si tratta di persone note appartenenti al mondo politico , dello spettacolo o sportivo.
I riferimenti sono diversi tra questi, per fare un esempio, l’ex Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che aveva affrontato un impegnativo intervento al cuore all’ospedale San Raffaele di Milano.
Un personaggio che ha fatto parlare e continua a far parlare di sé, ma che nel momento di dover affrontare un impegnativo percorso della sua salute ha mostrato sentimenti, ansie, incertezze , e paure, simili a quelle di qualsiasi altra persona, con accanto famigliari, amici e sostenitori.
Si è così compresa la fragilità della natura umana e la fortuna di avere dei punti affettivi di riferimento, certamente più importanti del potere, del denaro e di qualsiasi altra ricchezza.
Si obbietterà : tutto questo è vero, ma chi ha i mezzi può curarsi e farsi curare in modo adeguato quando anche dalle ultime indagini statistiche si è appreso, invece, che molti non possono più permettersi terapie e visite sanitarie, perché privi di mezzi economici sufficienti.
Questo accade anche per terapie di riabilitazione che non richiedono grandi esborsi di denaro,ma risultano difficoltose da seguire perché bisogna essere sul posto, usare dei mezzi di trasporto personali (che sono sempre più cari per le spese del carburante) o pubblici (a volte inesistenti, spesso scomodi).
Se poi si pensa di dover sostenere delle spese per cure più impegnative ( ad esempio, per affrontare malattie terminali o croniche), il problema si acuisce per cui torna il motivo di fondo: senza quattrini è difficile potersi curare o farsi visitare dai “ guru “ della medicina, a volte così esosi da non poterseli permettere.
Tuttavia, il malato con poche disponibilità economiche che affronta un intervento chirurgico é operato nello stesso modo di chi ne ha molte: la differenza sta nella sincerità affettiva di chi lo segue e di chi gli vuole bene con la certezza che, con il Padre Eterno, non si può patteggiare.
In definitiva, non deve essere l’invidia o la gelosia, per chi possiede denaro e grandi proprietà, la molla che deve alimentare il nostro malumore.
Semmai è il risultato di una constatazione, da sempre esistita, per la quale ci si deve battere non per togliere ciò che legittimamente appartiene ad un altro, ma per far sì che dai suoi introiti reali sia versato il dovuto allo Stato ( Dal Vangelo : “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”).
In questo modo, potrebbero esserci delle risorse in più per chi ha di meno, garantendogli gli stessi diritti e la medesima assistenza sanitaria e sociale, in caso di necessità.
Utopia ?
Forse! Ma non lo sarebbe se si riuscisse a correggere un’altra variabile: quella dell’onestà dei funzionari, dei dirigenti pubblici e dei governanti.
Renato Celeste
Pubblicato il 2016-09-04 04:59:25.
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