ANALISI E FATTI SOCIALI
Le problematiche legate ai correttivi del pensionamento delle varie categorie sociali
Da un po’ di anni il problema del pensionamento sta diventando un argomento che ha coinvolto diverse compagini governative, compresa l’attuale.
E’ noto, infatti, che se da un lato un innalzamento dell’età pensionabile sembrerebbe una misura utile a frenare l’esodo dal mondo lavorativo, dall’altro la stessa impedisce l’entrata di nuove generazioni, più motivate e, soprattutto, più giovani.
Giungere alla fatidica soglia dell’età pensionabile diventa sempre più un miraggio a dispetto delle conquiste della medicina e del miglioramento della salute, con la prospettiva reale di un allungamento della vita.
Condizioni favorevoli per lasciare il posto di lavoro quando si é ancora in forma, godersi un meritato riposo dopo anni di sacrifici, cercando di recuperare il tempo che resta ancora da vivere alcune cercando di fare quelle cose, sempre sognate e mai realizzate.
I sogni non devono rimanere tali e nessuno ha il diritto di impedirci di avere ancora, delle “ chances “, per un futuro roseo, specie per colpa di quelli che usano l’alchimia dell’economia, valida non per loro, ma per quelli che verranno dopo.
Eppure, non sempre i conti tornano, specie se a farne le spese sono quelle persone che hanno fatto lavori usuranti, ma anche per chi si é sempre impegnato in attività intellettuali o socio- assistenziali.
In poche parole , di tutte quelle persone che si sono occupate per anni di bambini, di anziani, di malati, di disabili fisici e psichici , di detenuti, e di tutte quelle categorie sociali a rischio, per le quali bisogna essere professionali, disponibili e dotati di una grande sensibilità e carica umana.
I fatti , spesso alla ribalta, di insegnanti già avanti negli anni, che sopportano malamente la vivacità e l’esuberanza dei bambini , oppure di quegli assistenti sempre a contatto con disabili o persone anziane, suonano come un campanello di allarme per cercare di mettere un po’ d’ordine.
Ordine che suggerisce, se proprio sono persone che devono stare ancora al lavoro per diversi anni, di instaurare almeno dei “ turn-over”, per garantire un servizio diversificato e di non dover essere, a loro volta, considerate come dei soggetti bisognosi di assistenza.
Educatori che i genitori vorrebbero tali, senza isterie e nevrosi e figli che sperano nella vita serena dei loro cari, quando li devono affidare ad altri , rifiutando eccessi, insulti e maltrattamenti.
E se non sono sufficienti simili accorgimenti, cercare di conservare il posto affidando a questi lavoratori, altre mansioni, che non prevedano più il contatto con quei soggetti che sono da assistere, educare, curare o riabilitare.
In certi casi, vale più un gesto di comprensione che uno di punizione senza per questo legittimare gesti violenti o manifestazioni al limite della follia.
Le cronache danno sempre risalto alle uccisioni, ai femminicidi, alle violenze e alle angherie di vario tipo , mostrando le aberrazioni che ci fanno ritenere essere vittime di una società sbagliata.
Tuttavia, la ragione e il torto, come ben espresso nella cultura popolare, non si dividono con un taglio netto e l’ostinazione a voler tenere a tutti i costi in servizio della gente ormai spremuta e demotivata, non ha senso.
Ne ha ancora di meno, obbligare gli stessi a frequentare dei corsi di aggiornamento su metodiche che non utilizzeranno mai e che vengono vissute come un peso e non come un’opportunità utile a proseguire un cammino senza altri stimoli e con la speranza di poter “ tirare avanti “ senza problemi di salute o famigliari.
Problemi che, con l’avanzare dell’età, rappresentano la normalità, ma chi è ancora tale, lo deve poter capire.
La conclusione apre uno scenario che non risparmia neppure la categoria medica quando non sia più in grado di essere al passo con le innovazioni della ricerca clinica o degli interventi chirurgici, senza escludere, tuttavia la loro insostituibile esperienza a vantaggio dei malati.
Discorso analogo per i magistrati, i professori universitari e di tutte quelle categorie alle quali bisogna concedere il meritato riposo senza prevederne alcuna rottamazione.
In definitiva,Il ragionamento di quanto descritto è così ovvio, che non meriterebbe ulteriori riflessioni.
Renato Celeste
Pubblicato il 2016-11-06 04:07:44.
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