ANALISI E FATTI SOCIALI
Stanno tornando di moda dei modelli del passato per i loro profondi significati
Sta diventando di moda andare a scuola di calligrafia.
Una volta, in certe scuole superiori, la calligrafia era una materia di insegnamento: si imparavano i diversi caratteri (corsivo, rotondo, araldico, gotico etc) per trasferire in bella scrittura attestati, diplomi, diplomi di laurea, ma anche per usare un mezzo di comunicazione facilmente leggibile.
Via, via, i caratteri sono rimasti, ma la grafia è affidata alle macchine e oggi ai computer e ai telefonini di ultima generazione.
Il guaio è che quando non si utilizzano o non si possono utilizzare i sistemi più moderni e attuali descritti, diventa difficile trasferire in modo chiaro e leggibile uno scritto di difficile interpretazione.
L’esempio classico é la ricetta medica che, quando viene redatta a mano dallo specialista, spesso mette in difficoltà non solo il paziente , ma anche chi deve interpretare l’esame clinico suggerito o il nome del farmaco prescritto.
E questo capita anche agli addetti ai lavori (gli impiegati del Centro Unico Prenotazioni) o a chi deve consegnare i medicinali (farmacista).
Già è difficile per chi non è del mestiere, figurarsi per il povero utente che é già preoccupato per la diagnosi che no riesce ad interpretare e quindi a comprendere.
Tornare al passato, tuttavia, acquista per la calligrafia anche un importante messaggio di comunicazione per lo più mediatica che utilizza sistemi in codice o abbreviazioni di comodo.
Sono quei segnali che, con il tempo, disabituano a scrivere altro che a redigere il proprio scritto in bella calligrafia!
Così il classico “ ti voglio bene “, diventa “ tvb”, la mail sostituisce la lettera sfrondata da quei segni riverenziali (gent. mo, egregio, spett. le, etc) e sui telefonini appaiono segni, cuori che palpitano, faccine allegre o scure, brevi filmati, foto di ogni tipo stile programmi attinti dai reality dove gli altri devono sapere tutto, proprio tutto, di quello che fai (al ristorante, in casa, nell’intimità).
Intanto, se devi prendere carta e penna per riempire un foglio che nell’immaginazione diventa grande come un lenzuolo, non sai cosa scrivere e come scriverlo.
Allora si opta con il carattere dello stampatello (così l’altro capisce), si scambiano gli auguri (per chi lo fa ancora) usando biglietti belli, corredati da disegni o immagini significative e con frasi “ ad effetto “ di poeti , scrittori, filosofi e pensatori.
Così é per le congratulazioni e per particolari eventi (nascite, matrimoni, lauree) fino ad arrivare a quelle dovute (condoglianze) perché un biglietto scritto a mano é sempre un segno di educazione oltre che di distinzione.
Per i necrologi, poi, si fa prima: ci si affida ai giornali, meglio se locali, perché tutti possono vederli, fare i dovuti (a volte ipocriti) commenti, senza doversi impegnare troppo perché il tempo é tiranno e si teme la dimenticanza.
Allora, non resta che mandare la propria partecipazione (con grande soddisfazione economica delle redazioni) a chi si occupa di quel settore pubblicitario.
Tornando allo scritto in bella calligrafia anche per “ fare colpo “ sulla persona amata si capisce che é un segno distintivo trasferire quello che uno sente senza affidarsi a frasi fatte con l’eccezione di qualche citazione poetica.
Come si vede, il ritorno al passato, agli usi e ai costumi di una volta, sta tornando di moda non perché si rifiutano i nuovi modelli di comunicazione, ma perché se ne apprezzano ancora quei significati profondi, non scritti, insiti in ognuno di noi.
Renato Celeste
Pubblicato il 2017-01-03 03:17:27.
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