ANALISI E FATTI SOCIALI
L’uso e l’abuso di un certo linguaggio non fa tendenza a volte è patetico
Da qualche tempo si assiste ad un incremento dell’uso delle parolacce, per dire di quelle parole che non si vorrebbero sentire specie sulla bocca dei bambini.
Le colpe sono diverse, ma iniziano proprio in casa non perché entrino nel vocabolario consueto, ma in quanto entrano nell’uso comune di attori, cantanti e a volte personaggi che dovrebbero rappresentarci anche all’estero.
La barzelletta o lo scherzo triviale facevano parte di quel costume di anni fa, stile caserma- senza offesa- dove essere sboccati o esporre un raccontino a doppio senso era la norma per suscitare ilarità e sorrisi.
Ma, se i propri figli tornano da scuola e per la prima volta sentiamo uscire dalle loro bocche quelle parole che noi stessi diciamo come degli intercalari, apriti o cielo!
Dove hai imparato a dire certe cose ?
Chi te l’ha insegnate ?
Così, quello che era un exploit casuale diventa la norma come dire: credi ancora che i bambini li portano le cicogne ?
L’abitudine peggiore, tuttavia, è quella di tirare in ballo i santi con epiteti da carrettieri- senza offesa per una categoria quasi estinta- e sovviene corretto il detto : “ scherza con i fanti, ma lascia stare i santi “.
Eppure sembra che il passaggio dall’adolescenza all’età adulta non porti quel senso di maturità per quello che sentiamo e che fa riflettere alle generazioni più anziane che non è più un mondo nel quale stare.
Già, gli anziani !
E chi li conosce se a quaranta- cinquant’anni già ti danno del vecchio e pensano di ”farti su” perché non smanetti più di tanto il computer e, non sai usare i telefonini di ultima generazione
Non parliamo poi se non vuoi sentirti “ out” quando devi far finta di non sentire quell’imberbe che tira fuori vocaboli triviali.
Guai a riprenderli: saresti già uno che non sa stare al mondo e che ti direbbe: “ ma dove vivi “ ?
Così quando cerchi di fare degli affari o dei contratti, il giovane virgulto ti ubriaca di parole, ti fa vedere la sua conoscenza tecnologica e, alla fine (per usare una eufemismo) non te la mette proprio nel posto che vorresti.
E la parolaccia impera e questa volta diventa una nostra imprecazione verso una società che ci sfrutta, ci fa lavorare fino all’ultimo e ti riconosce poco perché mancano i soldi, mentre altri che hanno fatto i furbi tutta la vita anche se sono vecchi e decrepiti, sono pieni di “ piccioli “ come direbbero i siculi e si possono permettere tutto: anche le parolacce.
In questo affresco ironico, tuttavia, c’è sempre del vero come dire : raccontare la verità scherzando e questa riflessione porta all’altro pensiero, quasi patetico, di chi vuole scimmiottare i giovani senza esserlo più.
Sentire al telegiornale: “ l’anziano è stato derubato di tutti i suoi averi “ e scoprire che aveva solo poco più di sessantacinque anni, fa venire i brividi e far pensare: ma questi, chi si credono di essere che non sanno usare i congiuntivi (non solo loro), hanno tutto (forse troppo) e ti credono un incapace ?
Ma allora usiamola anche noi (quelli di un’altra generazione) la parola appropriata, senza usare quella che si indirizza all’arbitro di calcio nelle aule del parlamento, al conducente di una auto che ci taglia la strada…
Si, in questi casi diventa quasi lecito usare un certo linguaggio, tanto per dire che anche noi siamo alla moda.
Senza voler scimmiottare, tuttavia, quella di chi è più giovane per non diventare patetici.
Renato Celeste
Pubblicato il 2017-02-06 10:56:12.
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