NOTIZIA: COME, PERCHE’
Mettiamoci da parte quando è ora a vantaggio di chi ci dovrà sostituire
Sono 67 gli anni che c’è il Festival di Sanremo.
Un avvenimento che impegna un insieme di persone per un anno, per il quale ruotano altre manifestazioni canore, creando posti di lavoro,ma suscitando le consuete polemiche.
Il pregio maggiore, tuttavia, é quello di riuscire a distoglierci per un certi periodo dai problemi quotidiani: una sorta di assoluzione temporanea pur non dimenticando la realtà che, già al calare del sipario della manifestazione, ritorna ad essere quella di tutti i giorni.
Una riflessione che mette in evidenza il divario di due generazioni: una più giovane che preme a sostituire quella più vecchia (si dice,oggi, rottamazione ) ed una più matura che non vuole cedere lo scettro del comando a chi fino a ieri non era nessuno.
E’ quanto succede nella vita lavorativa: c’è chi si mette volontariamente da parte, perché ha fatto il suo tempo e si preoccupa di formare chi lo sostituirà e chi, invece, teme di perdere il suo ruolo di potere perché una volta cessata la sua attività, si rende conto di non contare più.
Una legge di natura, difficile da digerire, ma purtroppo aderente alla realtà.
In questo contesto si possono intuire le motivazioni di certi giovani disperati, come accaduto a quel ragazzo di Udine, che si è tolto la vita perché senza lavoro, senza amici e relazioni sociali.
Un gesto estremo che rileva un disagio non colto da quel mondo adulto per lo più egoista, incurante del malessere altrui.
Persone vecchie che pensano di poter comprare tutto: anche la salute e non si rendono conto dell’esistenza di altri valori della vita destinati, questi sì, ad essere ricordati nel tempo.
Un valore aggiunto che si chiama a volte riconoscenza, altre volte affetto, scongiurando quel male terribile e incurabile imputabile alla solitudine e all’indifferenza.
Il festival di Sanremo é un esempio di questa contraddizione che dimostra un conflitto generazionale tra i cantanti di ieri e quelli di oggi.
Una realtà che emargina di fatto interpreti e musiche, anche se sono destinati a durare nel tempo, a vantaggio di altri cantanti per lo più sconosciuti, ma alla ribalta perché le loro canzoni seguono le mode e i gusti di un’utenza più giovane.
E il mercato, si sa, é sensibile più al colore del denaro che al gusto retorico delle belle parole.
La realtà di questa manifestazione rispecchia dunque come vanno certe cose e , del resto, al di là di ogni riflessione, la manifestazione canora di Sanremo ha documentato negli anni le delusioni di chi si é impegnato con sacrificio.
Uno specchio che riflette gli altri momenti della vita, dove un altro giovane si uccide per la vergogna che venisse trovato con la droga in casa sua su denuncia, purtroppo, della stessa madre.
Un dolore immenso per quei genitori che deve essere rispettato, ma nel contempo una denuncia per quella fascia di gente incurante degli altri problemi, dall’infanzia alla maturità perché i ragazzi devono essere curati e assistiti con la mente, ma soprattutto con il cuore.
E quando gli stessi saranno adulti , hanno diritto a una vita dignitosa, a un lavoro, alla possibilità di potersi fare una famiglia restituendo poi a quella generazione egoista quell’aiuto quando la stessa sarà nella solitudine.
Ecco perché , farsi di parte al momento giusto, significa aiutare a crescere altre persone, riconoscendo i nostri limiti e pensando che, nel bene e nel male, la bilancia sarà il vero arbitro della nostra esistenza.
Renato Celeste
Pubblicato il 2017-02-26 12:08:50.
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