ANALISI E FATTI SOCIALI
Sono tuttora necessarie l’umiltà e la pazienza
Si discute sempre più di vecchiaia e di gioventù.
Tutti hanno la loro ricetta mentre si profila già una quarta età, considerando l’invecchiamento come una condizione di vita non più come un traguardo finale, ma come l’insieme di diverse condizioni che sono dettate dall’esperienza e dalle molte cose che sono ancora da fare.
Il pensionato di oggi, purché in buona salute, elabora ancora diversi progetti e non si rassegna a mettersi da parte a vantaggio delle generazioni più giovani.
L’esempio l’abbiamo riscontrato più volte nella politica, ma lo si intravede anche in tutte quelle condizioni che portano a dei veri conflitti tra chi vorrebbe stare e chi, invece, non vede l’ora di poterlo sostituire per poter amministrare, dice lui, meglio patrimoni e situazioni famigliari.
E’ il comportamento tipico del figlio che intende sostituirsi ai propri genitori perché li ritiene ormai superati e fuori da un certo contesto sociale.
L’evoluzione dei tempi ed i cambiamenti della moda, del resto, accentuano questa convinzione di un’accertata incapacità a gestire, come una volta, gli affari di famiglia e ancor più quelli di un’impresa.
Accanto a questa categoria che non molla e non vuole mollare il suo patrimonio, ce n’è un’altra già rassegnata a considerare la sua condizione limitata e pertanto delega volentieri ad altri (il figlio o la figlia o altri parenti ndr) la gestione della propria vita sociale ed economica.
Il “ gap “ sta, tuttavia, nel diverso legame di sangue che non è lo stesso con i parenti acquisti,i quali condizionano e manipolano i legami affettivi mettendo in evidenza questa incapacità.
Le cronache dei giornali e non solo, riportano spesso queste liti famigliari che si acuiscono in presenza di proprietà, di denaro, di oggetti.
Qui , l’atteggiamento, diventa ambivalente: c’è chi aspetta e non vuole interferire e chi, invece, vorrebbe accelerare con motivazioni economiche e timori fiscali, in grado di depauperare patrimoni accumulati negli anni con grandi sacrifici.
Ma è sempre così ?
E’ davvero vero che ,in questo modo, si fa il bene altrui e non solo il proprio ?
I dubbi, come sempre, vengono dall’analisi dei fatti perché sono la dimostrazione che in presenza di uno scarso reddito, non ci si affanna più di tanto.
Anzi: volteggiano spesso gli avvoltoi che si inseriscono in queste situazioni conflittuali per dare una via di uscita e prendere, comunque quel poco che c’é.
Un’analisi spietata che contraddice la volontà di chi si sente ancora una persona valida, in grado di dare esperienza e scienza ,ma nel contempo conserva un atteggiamento umile a beneficio di chi è destinato a proseguire nel ruolo da lui vissuto.
Una virtù, quella dell’umiltà, difficile da considerare perché viene considerata per lo più come un un segno di debolezza, in una società dove vince il prepotente mascherato dalla sua ipocrisia.
In certe situazioni, ancora una volta, è necessario trovare il punto di equilibrio tra il nostro atteggiamento e quello che si riscontra negli altri, non dimenticando l’apporto di chi ha costruito circondandoci del suo affetto, la nostra vita.
Riuscendo a fare questo sforzo riconosceremmo in noi quell’altra virtù che si chiama pazienza.
Non è facile, perché è figlia dell’umiltà.
Non è difficile, perché ci educa al sentimento che, di solito, si eredita ,ma non si può comprare.
Renato Celeste
Pubblicato il 2017-02-26 12:11:07.
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