NOTIZIA. COME, PERCHE’
L’importanza della prevenzione passa non solo dalla medicina
La scienza medica é sempre in continua evoluzione nel tentativo di debellare da una parte le malattie e, dall’altra, di allungare sempre di più le aspettative di vita degli individui.
Ogni giorno le novità che vengono pubblicizzate dai “ mass media “, dimostrano la validità della ricerca e lo sforzo di raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi.
A volte, tuttavia, il medico super specializzato si focalizza sul singolo organo dimenticando la complessità dell’essere umano, per i quale non dovrebbero essere solo i sintomi fisici di quella parte malata a dover essere significativi per lui.
Così torna di attualità il dottore di una volta, che sapeva curare un po’ di tutto perché era consapevole della personalità di chi aveva in cura ed oggi si fa una gran parlare della così detta medicina preventiva, in grado di formare alla stessa già nei banchi dell’università, il futuro medico.
L’università di Ferrara, ad esempio, nella sua specificità, porta avanti questo pensiero tanto che la prevenzione inizia già attraverso l’educazione sanitaria che è diretta già nelle scuole primarie per proseguire poi anche negli altri ordini di studi per approdare infine nelle aule universitarie della facoltà di medicina.
Nel gergo popolare spesso si afferma: “ prevenire è meglio che curare”, ma per poter far questo occorre investire delle risorse per finanziare la ricerca e consentire il raggiungimento di quell’obiettivo anche per le persone molto avanti negli anni.
Persone che, tuttavia, hanno ancora delle risorse fisiche e mentali da conservare e poter stimolare a seconda delle loro reali condizioni di salute.
Scrittori, sportivi, uomini di spettacolo, protagonisti della politica, eccetera, ne sono un esempio e ogni giorno ci si stupisce nell’apprendere del loro successo in quanto hanno sempre creduto nelle loro possibilità ancor più se capite ed aiutate da una società che non le vorrebbe emarginare.
La ricaduta di quanto affermato c’è, non solo nel settore medico per il quale citando ancora l’Università di Ferrara si insegna, ad esempio, un percorso riabilitativo cardiologico fisico , alimentare e psicologico, in grado di prevenire eventuali aggravamenti della patologia presente.
Tralasciando l’aspetto meramente clinico, il successo della prevenzione coinvolge anche la vita delle persone anziane, per le quali la solitudine e l’abbandono , risulta essere un male peggiore della naturale decadenza fisica e mentale dovuta all’età.
Alla vecchiaia non si deve attribuire l’etichetta di una persona inutile perché improduttiva, ma bisogna riconoscerne la ricchezza culturale, dove cultura significa esperienza e saggezza, per la quale bisogna nutrire rispetto e non un generico atteggiamento di compassione.
Essere vecchi e ricoverati in una struttura socio-assistenziale poi, non vuol dire dare solo quell’assistenza di tipo caritativo, quando si riteneva valido il concetto che bastava dare agli ospiti da mangiare e fornire un letto per riposare.
Il resto dei loro bisogni (di animazione, di ascolto, di assistenza fisica e morale, etc) difficilmente rientrano negli schemi mentali di chi “ vuole fare cassa “, incrementando solo i posti-letto , lasciando invariato il numero degli addetti all’assistenza e alla cura dell’ospite.
Chi specula su queste categorie e non riconosce l’operato di chi li assiste dando loro più risorse anche di tipo economico , non si comporta secondo i dettami della prevenzione perché esclude a priori quei bisogni che possono manifestare soprattutto le persone più fragili ed anziane.
Bisogni che si esprimono soprattutto con una maggiore richiesta di cure ed affetto specie quando si è abbandonati magari dai loro cari , quando gli stessi ci sono ancora.
Ricordo che, anche durante la frequenza dei corsi di carattere medico durante il quale si insisteva sulla “ relazione d’aiuto alla persona seppure morente”, si apprendeva quanto fosse stato importante stare ancora più vicini alla stessa, specie in assenza di una significativa presenza affettiva .
Prevenire,dunque, ma non negare i diritti della persona ad una vita dignitosa circondata dall’affetto di qualcuno specie nei momenti più bui della propria esistenza.
I giovani, quelli che solitamente non si capiscono, in un recente studio effettuato dall’Università Luiss di Roma, hanno dimostrato di nutrire ancora amore per la famiglia e per le persone anziane che noi, spesso per motivi di egoismo o di interesse, confiniamo volentieri nel dimenticatoio della coscienza.
Un motivo in più per riflettere ed essere vigili a non cadere negli stessi errori, per non dover subire, un domani, un’ analoga sorte.
Renato Celeste
Pubblicato il 2017-04-08 04:43:50.
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