ANALISI E FATTI SOCIALI
Essere imprenditori o amministratori pubblici significa mostrare non solo
Buona volontà, ma avere un’etica del proprio ruolo.
Alcune imprese di oggi dedicano un’attenzione maggiore ai loro dipendenti nella consapevolezza che se il lavoratore o l’impiegato viene gratificato nell’esercizio della sua mansione, ha una resa maggiore a vantaggio della produzione stessa.
Un pensiero mutuato non solo da alcuni grandi gruppi industriali che hanno capito come la forza lavoro sia una risorsa, se al dipendente viene concessa quell‘attenzione che esula dalla sua resa economica in senso stretto.
E gli esempi non mancano sia nel passato (Olivetti) che nel presente più recente (Ferrero), ma anche in alcune pubbliche amministrazioni (comune di Milano), nelle ditte più piccole con regalie, denaro fuori busta etc.
Si tratta di fatti che evidenziano due aspetti: l’interesse da una parte e il riconoscimento della validità della persona dal’altra.
E la ricaduta non può che essere positiva, osservando il cambio di una strategia aziendale rivolta ieri, solo al rendimento produttivo mentre oggi, lo stesso parametro, si integra con quello di un bisogno diverso manifestato dal lavoratore da dover soddisfare.
Così sono sorti gli asili nido aziendali, le iniziative di aggregazione sociale, la partecipazione collettiva a visite guidate in altre aziende, senza trascurare l’aspetto dell’evasione e la validità del “ NOI “ al posto dell’”IO”.
Concedere maggiori pause lavorative senza essere a discapito dell’assolvimento delle proprie mansioni risulta essere un atteggiamento di fiducia: io ti do, ma tu non devi approfittartene, pena
Il rischio del tuo stesso posto di lavoro.
Un rischio corso inutilmente dai “ furbetti “ del cartellino che, come se nulla fosse successo in altri posti di lavoro, hanno continuato a comportarsi in modo negativo in dispregio anche dei loro colleghi, ligi ai doveri istituzionali.
I correttivi ad una simili situazione sono diversi, a partire dalla formazione per rinsaldare quella coscienza professionale, altrimenti detta etica, che non fa eccezioni né per il datore di lavoro,né per il lavoratore stesso.
Tutto questo per dire che, a partire dalla dirigenza o comunque da chi ha una responsabilità istituzionale, deve avere, come si suol dire, occhi per tutto e per tutti, concedendo e gratificando in base alle esigenze manifestate e non solo sanzionando riscontrando delle mancanze.
Ad esempio, se serve più personale per avere una maggiore attenzione e cura verso le persone e non solo per le cose, bisogna essere più lungimiranti: il risparmio non porta un profitto, ma si rivela un deterrente perché il cliente che non è soddisfatto , cerca altrove una soluzione alle necessità richieste.
Si pensi ad un ospedale o a una struttura socio-assistenziale sotto organico: chi rimane deve sobbarcarsi dei turni lavorativi più stressanti e questo va a scapito del malato o dell’ospite, creando insoddisfazione nell’uno e nell’altro.
Il medico, l’operatore sanitario o il socio-sanitario lavorano in un ambiente non gratificante e l’utente riceve meno attenzioni anche se le cure vengono somministrate ugualmente, ma con tempi diversi e attese più lunghe.
Uscendo dalla fascia meramente assistenziale, la forbice del governante, dell’amministratore pubblico , dello Stato in senso lato è altrettanto solerte: così i comuni, le strade, le scuole, i lavori di restauro etc, languono, mostrando un panorama di abbandono e di disinteresse generale.
La soluzione ?
E’ legata, ancora una volta, non solo alla buona volontà, ma soprattutto all’etica del proprio ruolo.
Renato Celeste
Pubblicato il 2017-10-05 05:58:41.
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