ANALISI E FATTI SOCIALI
Essere onesti è difficile, ma non bisogna usare due pesi e due misure per diventarlo.
I fatti che hanno avuto un rilievo nel corso di questo ultimo periodo sono sostanzialmente due:
il primo si riferisce ad una restrittiva norma giuridica; il secondo ad un sottile allontanamento
dal posto di lavoro di un dipendente, che aveva avuto il coraggio di denunciare pubblicamente il suo principale per il suo comportamento disonesto.
I due fatti in sé differenti, mostrano i due pesi e le due misure che a volte vengono adottati nei giudizi della magistratura che, beninteso, applica le leggi mortificando spesso le aspettative delle persone emettendo dei giudizi contro i quali non sempre si riesce a far valere le proprie ragioni.
Prima dell’analisi, tuttavia, veniamo ai fatti descritti.
Nel primo caso, un dipendente che si è appropriato sul suo posto di lavoro per meno di dieci euro di prodotti dolciari (caramelle, chewingum), viene licenziato dal suo datore di lavoro e la Suprema Corte di Cassazione gli dà ragione perché, in tale modo, “ è cessato il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore “.
Una misura eccessiva, a fronte di altri personaggi che evadono le tasse per milioni di euro e che, grazie ad avvocati addomesticati, riescono ad ammorbidire con molto meno il fisco.
La seconda vicenda, invece, riportata anche in diretta dalla televisione oltre ad essere stata largamente diffusa dalla carta stampata, vede un funzionario ferroviario denunciare le spese pazze del suo capo e, per questo, viene emarginato dai suoi stessi colleghi di lavoro e anche dai sindacati che gli avevano prospettato un avvenire ben diverso se avesse ritirato la sua denuncia.
Lui, però, educato in un certo modo dalla sua famiglia, al rispetto delle regole del vivere civile sinonimo di onestà non solo intellettuale, non cede, ma il suo atteggiamento non è premiante ed è costretto a licenziarsi.
La morale della storia in entrambi i casi, si inquadra nella società di oggi che produce ed usa e nel contempo getta, chi non rientra nel sistema e pertanto non è più utile, sempre,tuttavia, nel rispetto delle leggi.
Sono esempi tratti dalla cronaca di tutti i giorni, ma al di là degli stessi, sono momenti che si vivono quotidianamente nei vari posti di lavoro e nei ruoli istituzionali, sia politici, che di genere diverso.
Il comun denominatore è il metodo per cui si sta accanto a chi comanda, ma per convenienza, lo si abbandona, quando questi non dovesse contare più.
A questo punto si vede il vuoto attorno: se ieri eri in auge, oggi è meglio stare alla larga per non dare l’impressione a chi comanda di esser solidale con chi ha subito un’ingiustizia.
I settori, come detto, sono molti: dalla famiglia, alla scuola,dalla chiesa, alla magistratura, dalla politica al mondo dello spettacolo e dello sport.
L’analisi di questi modi di fare è deludente, specie quando si constata sul campo e con l’esperienza che non era il bene comune l’interesse principale, ma il soddisfacimento egoistico dei propri privilegi spesso ottenuti a danno degli altri.
Il furto, in definitiva, non è solo quello di appropriarsi di un po’ di caramelle o di molti soldi, ma si riferisce anche a quel modo di pensare che lo legittima o lo si perdona se conviene, emarginando come un cattivo profeta chi vorrebbe un atteggiamento onesto nel rispetto del suo ruolo o del mandato che ha ricevuto.
L’esempio di quel funzionario delle ferrovie Nord di Milano che ha rimarcato questo voler andare controcorrente nell’interesse comune, va non solo compreso, ma andrebbe condiviso.
Renato Celeste
Pubblicato il 2017-11-03 10:30:07.
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