ANALISI E FATTI SOCIALI
Per arginare certi fenomeni sociali ci sono diversi correttivi in grado di superare disimpegno, disinteresse, menefreghismo.
Un fatto sempre più ricorrente è quello dell’incremento dei suicidi.
Il fenomeno era stato analizzato, come già abbiamo segnalato in altre occasioni,dal grande sociologo Emile Durkheim (1858-1917) in un’opera monumentale denominata “Suicide”.
Nel suo studio l’autore che è riconosciuto essere stato anche un antropologo e uno storico studioso delle religioni, individua tre forme di suicidio: egoistico, altruistico, anomico.
Per ogni forma elenca una serie di casi per attribuire il significato analitico dello stesso e dalle notizie di cronaca possiamo ricavarne diversi : da quello fatto per un amore non corrisposto, ad uno messo in atto per disperazione.
Ci sono poi i suicidi giovanili attribuibili a diverse cause (per vergogna, per aver subito angherie , mobbing, per fatti di bullismo, mancanza di lavoro e di relazioni sociali, etc).
Tutti fenomeni che hanno in comune l’incapacità di una società e di uno stato civile di poter tutelare i suoi membri, attraverso il funzionamento istituzionale dei suoi organi.
Ma sono fatti attribuibili anche alle famiglie, all’abbandono dei propri cari, all’isolamento, all’emarginazione sociale, al disinteresse educativo nei confronti dei propri figli.
La tristezza nella rilevazione di questi episodi al di là del fatto emotivo diventa, dunque, la constatazione di un’impotenza reale che così si commenta: “ erano persone normali,nessuno poteva pensare che, pochi si sono interessati, eppure ci sono state delle avvisaglie , etc”:
Eppure, non si riesce a capire la notizia di un uomo che dopo aver fatto una strage della propria famiglia rivolge l’arma contro se stesso e si suicida.
Perché uccidere anche i propri figli se il movente era la gelosia avverso la propria compagna ? si domanda l’opinione pubblica.
Nella sua mente, certamente non più equilibrata come direbbe il noto psichiatra Vittorino Andreoli, è scattato quel meccanismo di distruzione che, Dukheim, catalogarebbe, in egoistico e altruistico.
Formule diverse forse spiegabili per la scienza che lasciano, tuttavia, quell’amaro in bocca e quella forma di impotenza alla quale non si deve fare “il callo“, con motivazioni meramente cliniche, ma attivarsi per prevenire questi aberranti fenomeni sociali.
Ci si rende conto, allora, che nei fatti denunciati quotidianamente, ci sono delle riflessioni analitiche da affrontare, caso ,per caso, al fine di mettere in atto quei correttivi sociali possibili, di là dell’incognita delle menti disturbate psichicamente.
Si tratta di problematiche diverse che coinvolgono tanto il mondo giovanile quanto quello della generazione più adulta, a partire dalla famiglia e dai modelli educativi, per arrivare agli altri disagi dell’emarginazione, della povertà, dell’isolamento, della disoccupazione, della sanità e dell’assistenza.
Equilibri certamente difficili da raggiungere per via delle tante incognite che non giustificano, tuttavia, il disimpegno, il disinteresse, peggio il menefreghismo tipico delle società così dette evolute.
Renato Celeste
Pubblicato il 2018-04-04 10:03:19.
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