ANALISI E FATTI SOCIALI
Una rivisitazione storica e concreta del disagio scolastico e un’appendice correttiva
Il mondo della scuola sta attraversando un periodo in evoluzione, dettato da quella
trasformazione socio-culturale tipica di una società che , nel tempo, ha cambiato regole e costumi.
Si tratta di un fenomeno tipico, ad esempio simile a quello del “68”, quando tutto era discutibile e contestabile per avere un vivere sociale più equo, in grado di livellare norme ed imposizioni imposte dall’alto.
Quello che avrebbero voluto gli studenti di allora si trasformò ,tuttavia, in un movimento falsamente egualitario, per arrivare alla conquista di quella che fu definita la soglia del “ sei o del ventisette politico “.
Non solo, anche gli esami in lingua straniera potevano essere sostenuti, in lingua italiana, creando quella mortificazione nella classe docente che si dovette adattare, pur a malincuore , al nuovo sistema.
Da qui le lauree in certe facoltà , senza un vero riscontro scientifico- esperenziale, al punto di formare medici incapaci, ingegneri, architetti o che altro, non all’altezza del loro ruolo professionale.
Il messaggio distorto venne poi in parte corretto nel tempo perché, se da un lato conquistare un titolo di studio di spessore era troppo difficile e vincolante, dall’altro si era compreso che non si potevano rilasciare degli attestati con poco valore scientifico.
Così, in parte si mediò e si corresse il tiro, ma nel frattempo sono cresciuti anche i figli di quei genitori sessantottini, che si sono trovati impreparati a gestire la loro “ mission “ educativa anche perché i tempi, a loro volta, si sono trasformati.
Diversi insegnanti,però, sono rimasti ancorati ai vecchi sistemi e hanno perso autorevolezza concedendo di più del dovuto.
Certo, immaginare anche un’evoluzione mediatica come quella odierna non era prevedibile e gli organi istituzionali scolastici, non ravvisarono la necessità di un’adeguata formazione psico-pedagogica diretta ai docenti, per diversi motivi.
Tra questi, l’insufficienza tecnologica, i continui cambiamenti ministeriali a seconda dell’avvento di questo o quel partito, le scarse risorse economiche e, in certi casi, anche l’incapacità nel rivestire certi ruoli di comando.
Manchevolezze non superabili anche per un’ottusa burocrazia alla quale si può correlare la scarsa motivazione del corpo docente in un compito sempre più impegnativo, mal pagato e poco autorevole.
Un terreno così analizzato non poteva che portare dei frutti degenerati: genitori incattiviti e alunni indisciplinati, quando non maleducati, sono il risultato reale di quanto si è visto e letto ultimamente .
Govanichesi filmano emettono in rete qualunque cosa, alunni ribelli, fenomeni di bullismo,pretesa di voti positivi, genitori esasperati incapaci di educare i proori figli, spesso lasciati soli, blitz punitivi nei confronti dell’insegnanate ritenuto a torto, ingiusto e inadeguato.
Fin qui l’analisi e la terapia, qual è?
Bisogna partire dalla famiglia, essere autorevoli e avere il coraggio di dire dei no a costo di farsi malvolere e mettere delle regole che vanno osservate nel rispetto del lavoro altrui.
Per gli insegnanti: restituire la loro dignità senza farne dei missionari, ma motivandoli anche nelle legittime aspettative economiche.
Per i responsabili governativi, ricoprire ruoli di capacità professionale e non di promozione partitica.
Questa, in una sintesi minimale la ricetta, ma soprattutto, basta beghe e litigi e non delegare il tutto a degli specialisti visti come i salvatori della patria.
Loro, a scuola, dopo aver sciorinato le varie teorie interpretative, non ci stanno: è sempre utile ascoltarli e confrontarsi, ma non servono per investire maggiori risorse o sostituirsi all’incapacità altrui.
Renato Celeste
Pubblicato il 2018-05-10 05:49:47.
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