ANALISI E FATTI SOCIALI
La validità della sintesi e dell’espressività nel messaggio comunicativo.
Da sempre, l’analisi del fenomeno comunicativo si distingue in formale ed informale cogliendo in questo ultimo aspetto, gesti, atteggiamenti ed espressioni mimiche che lanciano dei messaggi inequivocabili da parte del nostro corpo.
Tuttavia, è la comunicazione formale quella che solitamente viene usata per coinvolgere l’attenzione delle persone su determinati fatti.
Succede in quella politica, ma anche in quella religiosa, educativa e formativa, per educare i giovani a ricevere degli stimoli, attraverso dei messaggi diretti alla loro sfera razionale ed emotiva.
Passaggi oggi facilitati da un’innovazione mediatica e tecnologica, ma rimane sempre più valida quella personale anche se sembra essere desueta.
Indubbiamente, il messaggio mediatico nella società odierna la fa da padrone, ma la validità di quello personale assume un significato diverso.
Il bambino che ha la fortuna di avere una mamma che, prima di dormire gli legge una fiaba, imparerà ad avere una sfera più creativa di uno che passa il suo tempo solo con i vari giochi elettronici.
Lo stesso svilupperà, inoltre, quella sfera del sogno che gli psichiatri moderni sanno valutare in modo positivo.
Tra questi serve citare Raffaele Morelli, fondatore dell’Istituto Riza di Medicina Piscosomatica e di una serie di riviste scientifiche con diverse specializzazioni.
Sviluppare la sfera onirica diventa dunque un fatto positivo, ma nel contesto comunicativo si cerca quell’aspetto razionale ed esperienziale,di tutti i giorni.
Per questo, le istituzioni programmano uno sviluppo maggiore tecnologico con l’intento di raggiungere più agevolmente tutti i cittadini.
Una ventata di modernizzazione che impara ad utilizzare sempre di più quei canali mediatici, ma che non devono incorrere nell’errore di trascurare il contatto diretto.
Gli esperti della comunicazione, infatti, considerano un valore aggiunto chi si serve della gestualità, del tono della voce, della sua postura, per esporre il suo pensiero sapendo che, in questo modo, riuscirà a catturare l’attenzione di chi lo ascolta.
L’esempio è facile ed intuitivo: una lezione svolta solo con supporti tecnologici e visivi con il commento di chi in realtà legge solo quello che ha preparato in precedenza, è meno efficace di quella esposta in modo tradizionale, purché supportata da una corretta comunicazione informale.
Nel primo caso l’attenzione è destinata a calare, nel secondo ,invece,la stessa viene stimolata dall’atteggiamento del comunicatore che non deve incorrere,però, nell’errore di un’eccessiva lunghezza.
Il messaggio comunicativo deve pertanto osservare alcune regole, in grado di arrivare a codificare quell’aspetto non solo razionale, ma anche emotivo di chi ascolta.
Un altro esempio lo si può dedurre dall’ascolto di una conferenza: più questa viene letta(lezione magistrale),senza un coinvolgimento emotivo da parte del comunicatore, più l’ascolto ad un certo punto è destinato a diventare solo quello passivo.
Da qui se ne deduce che esporre dati, leggere in modo passivo, proiettare tabelle o mostrare solo grafici, diventa un fatto meno efficace di chi riesce a comunicare in modo sintetico, ma incisivo.
In questo modo, l’ascolto da passivo diventa positivo e diventa più efficace perché riesce ad interagire con il comunicatore, ponendogli domande e permettendogli in tale modo, di poter integrare e approfondire il suo messaggio.
La conclusione e la validità del tutto, sta nella brevità e nella sinteticità, ma anche nel costante aggiornamento dei modelli comunicativi.
Renato Celeste
Pubblicato il 2018-06-05 05:13:49.
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