Analisi e fatti sociali
LE STORIE DEL PASSATO
A volte le storie del passato ripropongono la necessità di credenze e di rituali per uscire da ansie ingigantite da una cultura che lascia poco spazio al raccoglimento e al bisogno spirituale.
Il nostro vivere quotidiano ci impone di stare al passo con i tempi, ma i comportamenti che ne derivano sono spesso disturbati da delle ansie, anche per le cose più semplici.
E’ tipico, ad esempio, per le persone non più giovani temere di non ricordarsi più le cose, così come è facile trovarle affannate per cercare qualche lettera, qualche foglio, qualche bolletta che, naturalmente, non viene mai alla mano.
Nella cultura popolare si diceva che in questi casi bisognava rivolgersi a qualche santo, di solito S. Antonio , per farci ritrovare quello che non si trovava più.
Ma non solo” il Grande Taumaturgo” veniva invocato, ma a seconda dei bisogni, ecco S. Anna e S. Susanna venire in soccorso per svegliarci all’ora stabilita se le si pregava dicendo : “ una mi sveglia e l’altra mi chiama “.
Sono frasi che fanno parte di una tradizione non scritta, qualcuno le classificherebbe credenze al limite della superstizione ,eppure il sociologo Emile Durkheim le ha riconosciute valide ai fini di una cultura religiosa.
Infatti, considerando la cultura non come una sapienza legata all’istruzione in sé, ma alle esperienze vissute, ecco che nel suo studio approfondito Durkheim distingue tra credenze e rituali, simboli e valori, attribuendone un preciso significato.
Quanto sopra riesce utile per entrare nel “ vissuto “ di una persona alla quale, solitamente, non si riesce più a dar credito perché ritenuta superata, ancorata a degli schemi culturali di altri tempi.
I comportamenti dei più giovani, tuttavia, riflettono anch’essi degli atteggiamenti di ansia per una serie di motivi.
E’ il modo di vivere di oggi che rende agitati già al momento della sveglia mattutina dove ,invece del ricorso ai santi, trillano sveglie, telefonini e una serie di aggeggi che invitano a lasciare il letto al più presto per ottemperare alle occupazioni quotidiane, vuoi di studio, vuoi di lavoro o di semplice ménage familiare.
Ce n’è per tutti: l’orario, il professore insoddisfatto, il capo che ne ha sempre una, la famiglia da servire, i bambini che strillano, le mogli o i mariti da accontentare, la spesa al supermercato,il menù della giornata, le bollette da pagare…
Che stress!
E, non è finita perché oltre ai pensieri di tutti i giorni se ne aggiungono sempre dei nuovi a volte futili, a volte più importanti con la speranza di riuscire a fare tutto e che la salute non faccia le bizze.
In un clima così descritto, l’aria che si respira diventa sempre più pesante tanto da scoraggiare e demotivare anche le persone che si ritengono positive, ma a ben guardare, ci sono sempre dei segnali che vanno in controtendenza.
Li scorgiamo anche nelle serate televisive, quando sanno essere di evasione e fanno riflettere sul “bisogno di entrare in contatto con la propria parte spirituale”, come ha affermato in una recente intervista, Elena Sofia Ricci, interprete della fortuna fiction “ Che Dio ci aiuti “.
Una scoperta o una riscoperta della necessità di un’evasione da una società “ devastata dal materialismo” che motiva il “ bisogno di un maggior raccoglimento “.
Renato Celeste
Pubblicato il 2012-01-28 04:04:28.
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