ANALISI E FATTI SOCIALI
Alcune osservazioni del mondo televisivo e dell’importanza del suo ruolo
Spesso in televisione si assistono a dei dibattiti, con vari studiosi ed opinionisti , che commentano dei fatti appena accaduti in grado di fare “ audience “.
Sono dei momenti colti in modo mirato, che ripropongono vicende, notizie o storie vissute, che danno dei “ flash “ che, quando potrebbero risultare interessanti per quello che mostrano o dicono, vengono interrotti e disturbati dai passaggi pubblicitari.
Questo ingenera fastidio, noia, disinteresse, perché a volte non si comprende neppure il “ taglio “ del conduttore che spesso ha la pessima abitudine anche lui di interrompere il suo interlocutore, con interventi affrettati e non sempre competenti.
Gli esempi vanno dalle ripetute notizie di delitti o casi irrisolti, alla noia di dibattiti politici e alle loro esternazioni a volte gratuite, al commento ingeneroso su artisti, ai gossip su veline o attricette che mostrano quello che sono perché altro non sanno fare, a volte neppure parlare.
E qui ci marciano un po’ tutti, scomodando teste fini e d’uovo perché ci sono anche gli incompetenti che pensano di sapere tutto, ma proprio tutto.
Altri commenti vivono sulle rassegne –stampa, sui fatti rosa e su quelli neri, sul neo qui o il tatuaggio là, i vari lati “ A” e” B”, ma dove abbondano le competenze è sui fatti delittuosi dove, certi interpreti giallisti, a confronto non sono nulla.
Tuttavia, superato lo shock, che rischia di essere anafilattico, rimane la noia e la voglia di passare ad un altro canale con la speranza di essere più fortunati.
Purtroppo non è così e allora ci si rassegna e i più avveduti rinunciano e spengono il televisore anche perché è dimostrato che troppa tv fa male, non fa digerire (considerando che la si guarda soprattutto quando si mangia) e crea tensione.
Fatta l’analisi si cerca di capire perché nessuno pensa a chi dopo una giornata di lavoro (quando c’è) o di occupazioni domestiche,avrebbe il desiderio di poter vedere qualcosa di più distensivo e ,invece, quando capita la tirano alle lunghe, tanto da riuscire a regalare un po’ di sonno là dove non aiuta neppure la” provvidenziale” pastiglietta.
Chi resiste è perché o è un appassionato sportivo o un esagitato tifoso.
Eppure la televisione è un potente mezzo di comunicazione al quale difficilmente si rinuncia.
Si brontola, ci si lamenta per il tributo che si deve pagare e ,intanto, dall’altra parte lo si ricorda per non incorrere in altre sovrattasse.
E’ anche vero che i giovani sempre più smanettano su internet e chattano con i telefonini che diventano sempre più sofisticati, ma se vuoi essere aggiornato, devi rifarti a quella scatola vedente e parlante della quale si servono tutti.
Diversi studi sociologici longitudinali (che si verificano nel tempo), hanno dimostrato effetti benefici e meno sulla nostra psiche, di fronte ai messaggi visivi e auditivi e,pertanto, si gioca in questo ruolo per il quale,tuttavia, bisognerebbe pretendere competenza e professionalità.
Credenziali che devono essere remunerate pur sempre con un occhio di riguardo ad altre categorie professionali e non, in condizioni economiche differenti.
Tutto questo perché si sa che per poter raggiungere certe posizioni occorrono quei noiosi spintoni legati al malcostume della raccomandazione e non a quella del merito.
Così si ironizza sul mito del posto fisso che non avrà nulla di eclatante e di stimolante, ma che aiuta un giovane a farsi una famiglia, a pagare le spese per avere una casa, a pensare ad avere dei figli che avranno a loro volta il diritto di vivere in una società civile.
La società, in fondo, è fatta di comunità e di famiglie, di individui e di persone alle quali non si può sempre far vedere una cosa per l’altra.
Questo, per chi ha tutto, è così normale, che non riesce neanche a pensarci.
Renato Celeste
Pubblicato il 2012-02-24 07:26:01.
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