NOTIZIA, COME, PERCHE’
Una riflessione su un evento appena passato che si sta preparando per quello futuro: SANREMO!
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L’esordio si riferisce all’evento appena trascorso legato al Festival di Sanremo.
Come ogni anno, infatti, la celebre rassegna canora della città ligure (era la numero 69) per la quale ci lavorano diverse persone (dall’anno prima) è fonte di pettegolezzi.
Dicerie di ogni tipo, a volte litigi, per lo più contestazioni.
Le varie “chimere “ politiche di turno, ne approfittano per strumentalizzare ed esasperare gli animi, distogliendo lo sguardo da quello che dovrebbe essere davvero uno spettacolo rilassante e piacevole, con belle canzoni da canticchiare (non solo sotto la doccia).
Ne esce un quadretto stile coppia unita, figli insieme, gioia di vivere…
Ma, con il tempo si sa, cambiano le mode e i gusti.
Le canzoni sono per chi compra ed il pubblico che le desidera è diverso da quello dei vari campioni del passato (loro sì, rimangono comunque nelle “ top ten “ dei nostri anni migliori) e dettano le regole del mercato.
Allora “ business is business “ e i vari interpreti di oggi (ci saranno ancora nel 2020?)
La fanno da padroni per i tatuaggi, i jeans,le pettinature, il “ look “ in genere.
In questo contesto diventano “ patetiche “ le vecchie glorie di ieri (alcune di loro devono essere pure accompagnate perché non stanno più in piedi) che scimmiottano i giovani nell’abbigliamento e nel modo di fare, nascondendo rughe e cicatrici !
Le grandi polemiche, invece, si riferiscono ai “ cachet “ erogati, al distinguo della satira, alle prese di posizione di chi conduce il gioco per gettare benzina sul fuoco uscendo da un ruolo ben preciso.
Quindi, si mormora: perché spendere tutti quei soldi e non farli avere, ad esempio,a certi terremotati tuttora in lista d’attesa per una casetta ?
Il ragionamento non farebbe una grinza,ma in una società come quella odierna viene da chiedere: ma dove vivi ?
Sveglia, che il mondo è quello dei furbi e non quello dei tapini.
E, chi detta le regole del mercato , a chi interessano veramente le poche persone che non possono produrre e si aspettano grandi cose da uno stato sociale ?
Cala il sipario sul sessantanovesimo festival della canzone italiana e già si pensa al settantesimo.
Chi lo condurrà? Con quale formula ? Quale dovrà essere la composizione di una giuria più competente e meno di parte?
Tutta questa riflessione, in realtà maschera i veri e sostanziali problemi di un Paese, come il nostro, che deve far quadrare quei conti per i quali si è sempre nel mirino degli atri Paesi.
Non dobbiamo ,dunque, accantonare l’argomento e giustificarlo nelle sue fragilità.
Certo, si tratta di una notizia futile, ma è pur sempre una spia di quell’acredine inconscia che non va sottovalutata anche se è ormai un evento passato.
E questo perché, già si pensa a quello futuro.
Renato Celeste
Pubblicato il 2019-02-28 09:18:55.
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