ANALISI E FATTI SOCIALI
E’ meglio la felicità o la gioia?
Si discute spesso se nel corso della nostra vita sia meglio essere felici piuttosto che gioiosi.
In sé, l’analisi di questo pensiero , potrebbe significare entrambe le cose, ma nella realtà dei fatti bisogna saper distinguere , caso, per caso, quale sia il desiderio inconscio di ognuno di noi.
Studi approfonditi di studiosi delle scienze sociali ,tra i quali cito lo psichiatra Vittorino Andreoli, (cfr.”Una certa età, per una nuova idea della vecchiaia” ed.Solferino) prendono ad oggetto l’argomento e ne fanno un distinguo.
La felicità è, in fondo, l’obiettivo al quale ognuno di noi tende raggiungere e risulta
un bisogno che si sperimenta negli anni, ma che difficilmente appaga il nostro Io.
Questo perché la felicità può rappresentare il risultato di diversi desideri inconsci per i quali si fa una graduazione.
L’amore ?
Si, ma quale? La società odierna dà poco valore a questo ideale, perché ne esistono diverse coniugazioni: per i genitori, per la mamma,il papà o altri famigliari; per la ragazza o il ragazzo, che ci piace, per il figlio etc.
Ci sono poi le aspettative materiali per raggiungere la felicità : il successo, il denaro, il potere,etc.
Di contro, spesso si incontrano ostacoli : la salute, l’invidia, la gelosia, il lavoro che non si trova, gli studi che non ci soddisfano, i rapporti individuali, le relazioni amorose basate solo su alcuni pilastri, la vecchiaia che avanza, l’emarginazione sociale.
Essere gioiosi, invece, significa attribuire un significato profondo al Noi, piuttosto che all’Io.
Si condivide , ad esempio, la gioia di stare insieme per essere utili agli altri.
Da qui, la molla per sentirsi ancora utili, anche se anziani , facendo del volontariato (nelle scuole, negli ospedali, nelle parrocchie , nelle varie associazioni “ no profit “)
attribuendo un valore diverso alle proprie azioni, riscontrandone una diversa soddisfazione.
E’ la gratuità che impone un’organizzazione a beneficio di categorie sfortunate in grado di smuovere” le acque”, proprio perché non si chiede nulla per sé e ci si differenzia da tutte le altre istituzioni, pubbliche o private, che sarebbero deputate a risolvere i problemi.
Tuttavia, le stesse sono composte da persone che, a loro volta, perseguono le finalità inconsce del proprio I0 e mirano a raggiungere la felicità attraverso i canoni già descritti.
In definitiva: l’analisi fatta invita ad una riflessione diversa della società che stiamo vivendo, cercando quei correttivi legittimi sia per raggiungere l’obiettivo della felicità , sia quello della gioia.
I latini direbbero : “ in medio stat virtus”(nel mezzo sta la virtù) .
Noi, semplicemente, dobbiamo saper trarre quanto di positivo c’è stato nelle generazioni passate e quanto di altrettanto valido esiste, in quelle odierne.
Non sempre è facile, ma potrebbe diventare possibile.
Renato Celeste
Pubblicato il 2020-02-07 04:33:56.
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