Così va il mondo...
LA PENSATA DI QUALCHE "IMBECILLE": TOGLIERE O NON RINNOVARE LA PATENTE AGLI OVER SETTANTA
Nonostante periodi così bui (leggi infezione coronavirus), c’è sempre qualche “testa fine che si estranea dal coro“, per ergersi a paladino della sicurezza stradale, colpevolizzando chi ha avuto la fortuna, o la disgrazia? di essere un over “70”.
A costoro, infatti, con motivazioni diverse (i riflessi sono più lenti, la vista si è affievolita, l’udito è problematico, e via discorrendo…) bisognerebbe impedire di guidare perché rappresentano un pericolo non solo per loro, ma soprattutto per gli altri. Mentre, anche le statistiche, dimostrano il contrario e il PERICOLI provengono da ben altre fasce di età.
Peccato che ci siano delle apposite commissioni mediche in grado di stabilire i parametri corretti al momento di rinnovare la patente a ciascuno di noi, stabilendone la durata ed eventuali ulteriori accertamenti in presenza di patologie.
Ma “l’imbecillità” umana non ha confini quando qualcuno, per farsi pubblicità, ha delle pensate simili, senza avere “né arte, né parte “.
La riprova di ciò, sta in quelle freddure di cattivo gusto, tipo che con il “Coronavirus“ si sfoltiscono anziani già spacciati per malattie pregresse, facendo un favore all’INPS!
Chi ha certe uscite infelici, forse dimentica che, anche lui, è un prossimo candidato (se ci arriverà) a raggiungere lo stato di anziano: quella condizione della vita, cioè, solitamente attribuita alla maturità e alla saggezza. Condizioni a cui, purtroppo, molti di questi non riusciranno mai a raggiungere neppure vivessero mille anni!
Bisognerebbe, invece, considerare certi giovinastri avvezzi all’alcool o ad altre sostanze, pesanti o leggere che siano, con la vista annebbiata, al punto di accopparti sulle strisce pedonali, sui marciapiedi, o magari, perché deliranti in nome di Allah.
E’ proprio una società strana la nostra: da una parte fa di tutto per garantirti una vita dignitosa e una vecchiaia serena; dall’altra, è in balia di giovani saccenti, nulla tenenti e nulla facenti, che comandano a bacchetta chi ha dato loro un futuro.
L’errore sta proprio qui: ieri, troppo in un senso, oggi, troppo in un altro.
La colpa?
A volte è di una tecnologia mediatica sempre più evoluta, in grado di mettere in difficoltà chi non la padroneggia dimenticando, tuttavia, che nel caso si dovesse scrivere o parlare in modo corretto, ci sarebbero delle grosse defaillance.
Tornando al “vecchietto dove lo metto“ (di antica memoria), già la medicina con tutti i suoi progressi lo considera una macchina che, in caso di revisioni (il Signore ce ne guardi) usa i pezzi di ricambio (che hanno un costo ahimé), calibrati all’età.
Fatte queste osservazioni, la controtendenza, piaccia o no, è che proprio grazie ai progressi della medicina (e del Buon Dio) gli anziani di oggi, in assenza di malattie, sono simili ai cinquantenni di ieri e danno ancora dei punti a quelle generazioni annoiate e, forse, già deluse per avere bruciato le tappe di una gioventù mai vissuta.
Così, tornando ai giovani “settantenni” sicuramente nello spirito oltre che nel corpo, lasciamoli circolare con le loro auto.
Useranno più prudenza e meno rabbia, ma non obbligheranno nessuno a doverli trasportare, specie in certi paesi privi di mezzi pubblici, facendo la questua a qualche associazione “no profit“, quando c’è) o confidando nel buon cuore di qualche volontario e sperando di non incappare nel solito sciacallo che ti ripulisce il portafoglio.
Ricordandosi, infine, che la vecchiaia non è una sorta di malattia, ma un ciclo biologico normale della vita verso la quale si deve rispetto, umanità e, perché no? anche un po’ di buon cuore!
Renato Celeste
Pubblicato il 2020-02-29 06:05:52.
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