NON E’ PIU’ IL TEMPO DEL RICOVERO PER POVERI VECCHI
Adesso ci si accorge che esiste ancora il pianeta anziani ?
Dopo la lunga commiserazione, le parole, la pietà,la compassione,l’interpretazione, le morti,l’assenza di una sepoltura cristiana,torna il pensiero ad una generazione che sta sparendo, in punta di piedi, tra le lacrime e la rabbia.
Il passato, si conosce: le case di riposo erano “ il ricovero dei poveri vecchi “ che non avevano più nessuno e gli anziani, con ancora la famiglia, erano i “ saggi “ e stavano a casa tutti insieme, accuditi e vezzeggiati.
Tutti ricordano, però, quella storia dove quel bambino conservò la ciottola di legno nella quale mangiava il nonno da solo per usarla per i suoi genitori una volta che fossero diventati vecchi.
Era la previsione di una società moderna che da agricola si sarebbe trasformata in una urbana, con il genitore anziano chiuso in un appartamento fino al rientro dei figli o delle nuore, dalla loro attività lavorativa?
Questi, del resto,come avrebbero potuto accudirlo?
In queste circostanze, forse la badante potrebbe essere la soluzione, ma questa figura assistenziale solitamente viene rifiutata per una serie di motivi.
Non resta allora che la casa di riposo, dove ti guardano, ti danno da mangiare, ti assistono,c é il personale socio assistenziale, infermieristico e la supervisione di un medico,
Tutto questo, con le dovute eccezioni, sulla carta…Poi, se si scava un po’, non sono tutte rose e fiori.
E i figli o i parenti che fanno ?
Per carità o convenienza, ti vengono a trovare, ti portano le notizie e la persona anziana li giustifica sempre ,anche se dentro di sé sale la malinconia e la tristezza che fa rielaborare il senso della propria esistenza.
La medicina psicosomatica in questi casi è chiara: aumentano le patologie cardiache e neurologiche perché si soffre la lontananza e gli organi colpiti sono proprio il cuore e il cervello perché privati della loro sfera affettiva.
Così si tira avanti…l’ambiente è triste, poche sono le attività e le eccezioni: il concetto di queste strutture è meramente assistenziale e, con il tempo ,arriva quell’angelo che ne sta portando via troppi specie in questi periodi del “coronavirus”
Così si deve ripensare un nuovo concetto di” welfare” come dicono gli anglosassoni.
E’ troppo tardi ?
Per chi se n’è andato sì, ma per chi rimane bisogna rivoluzionare tutto sia sotto il profilo urbanistico, sia sotto quello sanitario e socio-assistenziale con buona pace degli speculatori e delle persone che sanno venerare solo “ il Vitello d’oro”.
Bisogna capire che i nostri anziani hanno costruito la nostra società donandoci un benessere a prezzo di sacrifici immensi e soprattutto, tanto, tanto, affetto.
Allora, visto che la nostra è una società con tanti vecchi, facciamo in modo che la loro vita sia il più possibile circondata dall’affetto e confortevole in centri moderni dove l’umanizzazione sia una parola concreta e non sulla carta.
I costi ?
Sono importanti,richiedono degli approfondimenti, purché si capisca che la gestione
di queste strutture innovative deve avere al centro “l’ospite “ e non il profitto .
Ciliegina finale: ogni ospedale dovrebbe avere un reparto geriatrico ad “hoc” dove il malato viene curato, assistito e accudito sino alla fine, in modo umano e cristiano. L’esempio ce l’ha dato quel medico di Cremona che, con approvazione del suo vescovo, ha somministrato la S. Comunione ai pazienti morenti e soli dando altresì conforto a quelli di altre fedi o non credenti.
Qui la contabilità, come nelle altre mille iniziative di solidarietà, é un segno per una revisione del nostro “ vissuto “, scevro da qualsiasi asettico messaggio statistico
dei “ vuoti a perdere “.
Renato Celeste
Pubblicato il 2020-04-19 03:22:37.
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