MEDICINA DEL TERRITORIO
UN MODELLO SULLA CARTA O NELLA PRATICA ‘
Riscoperto il “Pianeta Anziani” con tutte le correlazioni ed osservazioni fatte da studiosi veri o improvvisati, ecco un altro tema caro “ sulla carta “, ma difficile da realizzare nella pratica: la medicina territoriale.
Prima di addentrarci in questo nuovo ginepraio irto di ostacoli burocratici e di difficoltà logistiche, specie per i piccoli centri, va ricordata la figura di un grande geriatra mancato da poco, anche lui vittima sacrificale del temuto virus Covid-19.
Si tratta del Prof. Carlo Vergani, “ uno dei maggiori esperti dell’invecchiamento”
ed una vita spesa per dimostrare (cfr: saggio edito dal Corriere della Sera,
“Ancora Giovani per essere vecchi“) che la conquista della longevità richiede una “riconversione”e non una“ rottamazione“, come è in atto nell’ attuale politica.
L’argomento sarà oggetto di un successivo approfondimento , ma in questa sede il pensiero va a delle considerazioni sulle difficoltà di poter attivare un’efficiente ed efficace assistenza domiciliare.
Quanto sopra va visto nelle sue componenti mediche,specialistiche, infermieristiche, riabilitative e socio-psicologiche ,oltre alle citate problematiche connesse ad un territorio, non sempre agevole e carente nei servizi.
Infatti, una corretta assistenza a domicilio, l’abbiamo riscontrata nelle città che hanno messo a disposizione una struttura alberghiera al coniuge in quarantena per garantirgli l’isolamento e non dover convivere con l’altro sano .
Il tutto è stato reso possibile per la disponibilità alberghiera e la solidarietà degli esercenti, che hanno facilitato il superamento degli spazi solitamente presenti in appartamenti di pochi metri quadrati.
Non solo, i medici con le loro équipe (per lo più composte da personale volontario e gratuito), in questo modo hanno potuto prestare la loro opera in modo capillare senza intasare le corsie ospedaliere.
Però ci si riferisce alla città dotata di servizi e di mezzi che,nei piccoli centri, sono difficilmente acquisibili.
Inoltre , se osserviamo altri dati abbiamo già notato la difficoltà a reperire personale medico ed infermieristico nelle strutture ospedaliere e simili e nulla farebbe presagire qualcosa di buono, per un’assistenza domiciliare.
Fortuna che, nonostante i tagli insensati operati dai politici sulla sanità ospedaliera, tutti compresi e nessuno escluso, si è capito (forse) quanto sia vera la necessità di dover istituire un reparto geriatrico ad “hoc”, considerato l’alto tasso di invecchiamento della popolazione.
Il capitombolo avviene, tuttavia, se non c’è il personale sufficiente anche di tipo amministrativo, che solitamente gestisce l’aspetto informatico: in certi casi, tutto è destinato a fermarsi causa programmi astrusi e cervellotici, difficili da gestire.
Capita un po’ quello succede in certe case concepite dall’architetto: indubbiamente belle, ma scomode per chi ci abita.
Se una simile situazione dovesse accadere in un piccolo centro gestito da uno o più medici di base, con mezzi scarsi (vedi la storia delle mascherine etc), personale insufficiente con borghi e casolari da raggiungere nelle varie stagioni, viene da domandarsi: ma chi gestisce la stanza dei bottoni è consapevole di queste difficoltà?
O siamo alle solite: una legge che non fa una grinza sulla carta, ma é una realtà che richiederà tempi biblici, prima di trovare una vera soluzione al problema.
Anche perché, nel frattempo, chi si ammala , non ha tutto questo tempo davanti e non è neppure in grado di evitare di avere bisogno di assistenza solamente nei giorni feriali.
Un bel grattacapo non c’è che dire, per chi tra l’altro confonde tuttora la distanza fisica da quella sociale (che è tutta un’altra cosa).
Renato Celeste
Pubblicato il 2020-04-28 06:32:35.
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