Analisi e fatti sociali
GIOVANI E ANZIANI
Giovani e anziani: due condizioni di vita che, pur con aspettative diverse , sono utili per il progresso civile e culturale della società
Lo scenario del nuovo anno, al di là delle note vicende riportate dai ”mass media”, focalizza il problema della violenza che assume un significato diverso nelle culture dei vari Paesi.
Ripropone il ruolo della donna in una società in continua evoluzione e trasformazione che non può essere ignorato e delegittimato.
Un altro argomento sempre di attualità, invece, è quello dei giovani e degli anziani in un contesto conflittuale, dove i primi cercano di conquistare un ruolo maggiore rispetto ai secondi, ritenuti quasi sempre superati, perché non più produttivi.
Si tratta del comune denominatore in un sistema economico legato alla produzione, tipico di una società post- industriale ,dove l’apporto dei suoi componenti è ritenuto utile se è legato a fattori di una crescita dove l’attore è giovane, ricco di energie e di conoscenze tecnologiche.
Una sorta di emarginazione culturale ed esperienziale della persona non più giovane, ancorata a sistemi produttivi tradizionali e, comunque, non al passo con i tempi.
Gli antichi già intravedevano questa dicotomia, giovane-anziano , come si legge nella commedia “ Formione di Terenzio, “ Senectus ipsa est morbus “ (la vecchiaia stessa è già una malattia ).
Un modo di valutare la condizione dell’anziano al quale si contrappone Cicerone nel “ De senectùte” ( della vecchiaia ) che risalta, invece, in diversi punti i vantaggi della terza età.
E per avvalorarne la tesi, lo stesso cita il caso del novantenne Sofocle che i figli volevano interdire per impossessarsi dei suoi beni, ma furono sconfessati dai giudici che lo ritennero “ tutt’altro che rimbambito “, quando nel suo contraddittorio lesse la sua ultima opera, “ L’ Edipo a Colono “.
E gli esempi sono molteplici anche nelle epoche successive, riscontrabili in alcune opere d’arte compiute in tarda età da pittori, come Tiziano o Picasso, per non dire del” Falstaff “ di Giuseppe Verdi composta dal grande musicista all’età di ottant’anni.
Ai giorni nostri, poi, sono sotto gli occhi di tutti la validità e l’efficienza di diverse persone, ormai non più giovani, che fanno notizia per le loro produzioni letterarie ed artistiche.
Un altro esempio, ce lo fornisce la cronaca che riporta le vicende di personaggi politici,di scienziati, di medici famosi che, nonostante abbiano lasciato la loro vita attiva, rimangono preziosi punti di riferimento per esperienza e cultura.
Vero è che, a fronte di un allungamento della vita e degli ulteriori progressi della medicina, l’età utile per giocare ancora un ruolo attivo nella società non è più definibile e sarebbe un errore emarginare, senza aver appreso e conosciuto quei processi culturali legati al sapere della persona.
Il cardinale Carlo Maria Martini, eminente rappresentante del mondo ecclesiastico recentemente scomparso, in una delle sue riflessioni legate alla società odierna afferma: “penso agli anziani che alle angustie economiche aggiungono la più sottile angustia della solitudine”.
Un pensiero che si aggiunge alle tante osservazioni che vengono fatte sull’argomento.
Un monito a rivalutare e a condividere lo” status” e la condizione di ognuno di noi, cercando di unire due mondi diversi per progredire nell’interesse di una società che deve aver a cuore il futuro dei giovani, ma anche rispetto per la qualità della vita degli anziani.
Renato Celeste
Pubblicato il 2013-01-09 03:13:19.
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