IL PERDONO
ANALISI E FATTI SOCIALI
La predisposizione d’animo al perdono distingue l’essere umano nei vari contesti in cui vive
Perdonare: una manifestazione positiva verso l’altro, un gesto di riconciliazione che fa bene anche a noi.
Con questa affermazione i fatti che vengono raccontati, fanno intuire come la ricaduta di questo atto abbia delle conseguenze anche sul substrato sociale, sulla comunità, sulle istituzioni.
Prendendo, ad esempio, il perdono di papa Giovanni Paolo II al suo attentatore o di quello di Benedetto XVI^, concesso a chi aveva agito da “ talpa” nei documenti del Vaticano, si comprende l’importanza di quel gesto anche per chi non è cristiano .
Si obbietterà che in questi episodi, i protagonisti sono stati due Vicari di Gesù Cristo e, pertanto, legittimati ad un comportamento di sacrificio e di rinuncia alla vendetta, ma il fatto è stato analizzato come una predisposizione al bene e alla pace per tutti gli uomini.
Scendendo ad analizzare i sentimenti di odio coltivati da persone comuni, verso chi ha fatto loro dei torti, il significato del perdono assume una valenza diversa, ogni qualvolta si cerca di superare questo stato d’animo per favorire una manifestazione affettiva di riconciliazione.
I genitori che hanno degli attriti tra di loro, non rappresentano l’istituzione famigliare nella sua validità nel contesto sociale, perché i loro litigi o i loro torti, hanno una ricaduta negativa su discendenti e parenti .
Un fatto negativo per un’armonica convivenza in grado di innescare sentimenti di odio e di gelosia .
Sono passioni che, a volte, nella loro esasperazione, conducono a gesti gravi o delittuosi con risvolti drammatici nell’ambito famigliare e nella comunità in cui si vive.
Saper perdonare, in questi casi, non vuol dire dimenticare, ma riconoscere quegli errori magari già previsti e che si potevano evitare.
A livello analitico poi, è dimostrato come la riconciliazione sia un beneficio non solo per l’altro, ma anche per sé.
Si pensi alla pratica del sacramento della confessione e a quel senso di pace e di serenità, una volta fatta, ma senza scomodare la religione, ci si aspetta un gesto di clemenza dall’altro una volta dichiarate le colpe commesse .
Le cronache dei giornali hanno dimostrato nel passato recente che star bene con se stessi, vuol dire anche essere stati onesti e non aver danneggiato la collettività.
Tutto questo, proprio in questa coda del mese di febbraio che ha ereditato dal precedente, una serie di fatti negativi per tutte le classi sociali specie di quelle meno abbienti.
Star bene con se stessi, vuol dire allora poter andare a dormire con la consapevolezza di aver perdonato chi ci ha fatto del male .
Essere in pace con la propria coscienza, può essere anche lo “ status” di una nostra richiesta di perdono in attesa di far comprendere che “ il torto e la ragione “, non si dividono mai con un taglio netto.
Purtroppo non è facile avere questa predisposizione d’animo specie in circostanze belliche, violenze, stupri, delitti, recessioni, perché ognuno di noi è fatto di “ materia e di spirito “, incline a passioni e istinto, ma c’è pur sempre dentro di noi ancora quella che si chiama coscienza.
E se non fosse sufficiente, un po’ di umiltà non guasterebbe , perché coltivando solo sentimenti di rancore o avere atteggiamenti di superbia e di orgoglio,non si riesce a vedere oltre la propria egoistica presa di posizione.
Renato Celeste
Pubblicato il 2013-04-02 06:06:00.
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