Arte e design. Design è arte
L’esposizione prende spunto da un progetto che, nel 2009, Philippe Daverio aveva formulato insieme al MA*GA a seguito di un lungo lavoro di ricerca e confronto sulle collezioni del Museo e sui protagonisti che hanno determinato svolte significative nella relazione tra arte e design.
Il progetto viene ora attualizzato e riproposto, in occasione dei primi trent’anni di storia della sezione Design del MA*GA, in un percorso dedicato al dialogo tra arti visive e design che ha caratterizzato il secondo dopoguerra, un’avventura di instancabile innovazione e sperimentazione.
Il design viene analizzato nella sua forma di fenomeno complesso e, come definito da Daverio stesso, “ambiguo”, perché risponde contemporaneamente a una serie di questioni culturali, economiche, sociologiche ma anche autoriali ed estetiche, che si sovrappongono e intrecciano in modo unico.
L’allestimento è suddiviso in cinque sezioni, quasi si trattasse di cinque capitoli di uno stesso libro, arricchito da una premessa e da una postfazione.
Arte e design. Design è arte si completa e idealmente si chiude con gli anni novanta, lasciando a HYPERDESIGN, il progetto espositivo ideato da Chiara Alessi per la XXVII edizione del Premio Gallarate, l’analisi di ciò che accade nel XXI secolo.
HYPERDESIGN. XXVII edizione del Premio Gallarate
La mostra HYPERDESIGN, XXVII edizione del Premio Gallarate, curata da Chiara Alessi, è dedicata ai progetti e ai processi del design dopo gli anni zero e predilige l’immagine di un cantiere in presente continuo, rispetto a un discorso storico
Apre la mostra un manifesto di CHEAP, progetto di public art fondato da sei donne a Bologna e impegnato nella ricerca di un equilibrio tra pratica artistica e attivismo. Si tratta di una metariflessione sul rapporto tra il design e le urgenze con cui la contemporaneità ci chiede di fare i conti. CHEAP ha risposto così: "Negli ultimi 20 anni, alle pratiche di progettazione che riconosciamo come design è stato chiesto di assumere un ruolo messianico: salvarci nelle emergenze, salvarci dalla crisi climatica, salvarci sull’orlo della fine del mondo – il che corrisponde, in buona sostanza, al salvarci da noi stessə. CHEAP dichiara questa missione fallita – e lo fa con un sospiro di sollievo.
DESIGN WILL NOT SAVE US, perché questo sistema non vogliamo venga salvato".