NOTIZIA. COME, PERCHE’
L’importanza di... Ascoltare
Essere responsabili, significa essere anche aperti al dialogo e disponibili all’ascolto.
E’ appena uscito un libro scritto da Giovanni Reale, noto filosofo e Umberto Veronesi, oncologo e già Ministro della Sanità, dal titolo “ Responsabilità della vita un confronto tra un credente e un non credente” ( ed. Bompiani), che propone diverse riflessioni sul significato della vita e della morte.
Un testo impegnativo, ma di grande attualità : un breviario per medici e studenti e insieme un riferimento per soggetti sani e malati.
Due punti di vista che a volte collimano e in altri amplificano il dibattito della scienza e della tecnica facendo intuire il pensiero del credente (il filosofo Reale) e del non credente (l’oncologo Veronesi), ma entrambi con lo sguardo all’uomo , al suo bisogno di salute e al diritto di lenire la sofferenza.
Ciò che conta, da una parte è non divinizzare la scienza e la tecnica e dall’altra saper dialogare con il malato per aiutarlo nel suo percorso doloroso, usando i farmaci necessari, ma soprattutto avere quel senso di umanità e di solidarietà, che ogni medico dovrebbe avere.
E, in quest’ultimo senso, con l’invito a guardare dentro se stessi per scoprirne la “ vocazione “, più che il desiderio di intraprendere una professione molto remunerativa, è il consiglio che l’illustre clinico rivolge ai giovani studenti in medicina.
Saper dialogare, tuttavia, al di là del riferimento al libro appena uscito, è fondamentale nella nostro vivere comune fatto di tanta tecnologia ma, sempre meno, di apertura alle relazioni interpersonali e all’ascolto attivo dell’altro.
Una lezione sulla necessità del dialogo e dell’ascolto, diventa allora uno dei pilastri per la formazione professionale di ognuno di noi come uno dei punti fondamentali a seconda del ruolo “ giocato “ nella società in cui viviamo.
Gli esempi sono sempre gli stessi: nelle famiglie, nelle scuole e nel mondo del lavoro.
Si tratta di una necessità, a volte impedita da un’eccessiva tecnologia, mentre il saper parlare come il saper ascoltare diventano delle reali esigenze, da un lato, per farsi capire e, dall’altro, per comprendere quanto il nostro interlocutore ci vuole comunicare.
Dagli studi e dalle indagini più recenti, si apprende come sia reale il desiderio di poter superare messaggi e linguaggi ermetici e criptati, per tornare alla parola e allo scritto comprensibile, pur dovendo accettare termini più complessi, ma ormai usuali nel nostro vocabolario.
La medicina in questo modo diventa una scienza, ma anche un’arte, perché sa comunicare parole ed esprimere concetti in modo comprensibile, instaurando così quel dialogo che abbatte quella barriera che a volte si instaura tra il medico e il paziente.
Come abbiamo cercato di dire, tuttavia, la necessità di capire e di farsi capire, rientra nella normalità della vita e delle nostre azioni quotidiane ,non solo nel campo medico, ma in tutti quei momenti in cui esercitiamo il nostro ruolo sia nella famiglia, sia nell’attività lavorativa.
E, tutto questo, proprio quando siamo abituati ad altri comportamenti, a nascondere, a non dire, per non rendere comprensibile il nostro pensiero, per quell’innata diffidenza che frena spontaneità e sincerità, nel timore di trarne degli svantaggi.
Si tratta di un modo distorto di vedere le cose , perché parziale e non obbiettivo.
Saper tornare alle fonti del nostro “ vissuto “ e del percorso educativo ricevuto, è un invito a rinnovarci, come direbbero gli psicologi, ma è anche un atteggiamento di apertura a quel dialogo e a quell‘ascolto, il più delle volte passivo, come fosse un atto dovuto più che una reale necessità di comportamento.
Si tratta di momenti destinati a sfuggire e a non rimanere nella memoria.
Come dei “ flash “, destinati ad illuminare nel breve tempo in un ‘istantanea della nostra personalità.
Una maschera, più che il volto vero di chi ci è accanto e vorrebbe vedere in noi un’altra persona.
Renato Celeste
Pubblicato il 2013-06-06 04:17:37.
Questa pubblicazione è stata richiesta 353607 volte.