|
SONG DONG. SOUL OUT
A cura di Davide Quadrio e Li Zhenhua
in collaborazione con Francesca Filisetti e Rebecca Ricci
con la consulenza curatoriale e scientifica di Manuela Lietti
23 ottobre 2026 - 27 giugno 2027
MAO Museo d’Arte Orientale, Torino
Via san Domenico 11, Torino
|
|
|
|
|
|
Song Dong. Soul Out - MAO Museo d'Arte Orientale, Torino – 2026 – ph. Giorgio Perottino
|
|
|
|
|
Dal 23 ottobre 2026 fino al 27 giugno 2027 il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino presenta Song Dong. Soul Out, la prima mostra personale in Italia dedicata all’artista Song Dong (Pechino, 1966) a cura di Li Zhenhua e Davide Quadrio, con Francesca Filisetti e Rebecca Ricci, e con la consulenza curatoriale e scientifica di Manuela Lietti. L’esposizione è concepita come un progetto site-specific che coinvolge l’intero museo, trasformandolo in un dispositivo narrativo in cui le opere di Song Dong entrano in dialogo con le collezioni permanenti e con l’architettura storica di Palazzo Mazzonis.
Riunendo alcune delle installazioni più iconiche dell’artista, insieme a un archivio di fotografie e video di performance realizzate dagli anni ‘90 a oggi, Song Dong. Soul Out ripercorre oltre trent’anni di lavoro, mettendo in luce una pratica capace di intrecciare esperienza individuale e storia collettiva, memoria privata e trasformazioni sociali, restituendo al contempo uno sguardo sulla Cina contemporanea.
La ricerca di Song Dong affonda le proprie radici nel pensiero di Laozi e Zhuangzi, maestri storici della filosofia taoista, di cui rielabora i concetti di fluidità dell’esistenza e di non-azione con un approccio intuitivo influenzato anche dal pensiero Zen; inoltre il suo linguaggio dialoga con alcune delle principali correnti artistiche internazionali del secondo Novecento, dall’Arte Povera italiana al Mono-Ha giapponese, fino al Minimalismo e all’Arte Concettuale statunitense. Nonostante il profondo legame con il pensiero taoista e buddhista, Song Dong sviluppa una poetica che si confronta con una pluralità di esperienze e sensibilità: attraverso gesti minimi, processi di ripetizione e trasformazione di materiali ordinari e quotidiani, l’artista apre una riflessione sul tempo, sull’impermanenza e sulla fragilità dell’esperienza umana.
Ad accogliere i visitatori in mostra è Believe, installazione luminosa adattata per gli spazi del museo che, attraverso una cascata suggestiva di luce rossa, introduce alla dimensione immersiva e sensoriale che attraversa l’intero progetto espositivo. L’opera, attraverso un gioco di parole, riflette sul significato di fiducia, generando una rete di reciproca diffidenza che coinvolge tanto il rapporto con l’altro quanto quello con sé stessi.
|
|
|
|
| |
|
Tra i nuclei centrali figura l’installazione monumentale Waste Not, presentata in Italia per la prima volta dopo essere stata esposta, tra gli altri, al Barbican Centre di Londra, al MoMa di New York, alla Kunsthalle Düsseldorf e alla Vancouver Art Gallery. L’opera, ispirata alle pratiche di appropriazione del Dadaismo e al concetto di ready-made duchampiano, comprende l’intero corredo di beni materiali accumulati meticolosamente dalla madre dell’artista Zhao Xiangyuan – inclusa la struttura in legno della sua abitazione – la cui passione per il collezionismo è divenuta un’ossessione dopo la morte del marito nel 2002. Oltre 10.000 oggetti di uso quotidiano – tra cui bottoni, recipienti di vario tipo, ritagli di tessuto, sedie, tavoli, vestiti usati, giocattoli abbandonati, vecchie riviste, telefoni, tubetti di dentifricio vuoti, tappi di bottiglia, contenitori alimentari, saponette, sacchetti della spesa, pile di scatole di medicinali – trasformano la “collezione” materna in una riflessione sulla memoria, sull’accumulo, sulle logiche di produzione e consumo che caratterizzano la contemporaneità.
Insieme a Waste Not, altri lavori approfondiscono il tema delle relazioni familiari, centrale nella ricerca di Song Dong, tra cui Touching My Father e My Daughter is my Four Seasons, dedicate rispettivamente al padre e alla figlia, che esplorano le dinamiche affettive e le diverse forme di interazione all’interno del nucleo familiare.
Particolarmente significativa nel percorso espositivo è Borrow Light, installazione partecipativa che abita Salone Mazzonis e rappresenta una sintesi esemplare della poetica di Song Dong e della relazione che il MAO intende costruire con la propria comunità. Presentata alla Biennale di San Paolo nel 2025, l’opera prende forma grazie a centinaia di lampade concesse in prestito dai cittadini in risposta all’invito lanciato dal museo a maggio 2026. Ispirandosi sia alle case degli specchi dei luna park sia al tradizionale feng shui cinese, l’installazione costruisce uno spazio percettivo attraverso un articolato sistema di luci, specchi e riflessi, evocando la natura effimera e relazionale dell’esistenza. Le lampade diventano al tempo stesso elementi costitutivi dell’opera e tracce materiali delle storie personali di cui sono portatrici.
|
|
|
|
|
|
Song Dong. Soul Out - MAO Museo d'Arte Orientale, Torino – 2026 – ph. Giorgio Perottino
|
|
|
|
|
Come già accaduto per i progetti precedenti, anche Song Dong. Soul Out è arricchito dalla programmazione di Evolving Soundscapes, programma di musica e performance curato da Chiara Lee e freddie Murphy, oltre che da conferenze, proiezioni, attività didattiche e laboratoriali. A corredo della mostra sarà prodotto un catalogo bilingue, in italiano e in inglese, con nuovi testi e saggi a cura del team curatoriale e di studiosi invitati, un ricco apparato iconografico e un approfondimento delle opere in mostra.
Con questo progetto il MAO prosegue la propria ricerca sulle possibili riletture delle collezioni permanenti attraverso il confronto con la produzione artistica contemporanea. Dopo la personale dedicata a Chiharu Shiota, il museo torna a dialogare con il nucleo della collezione funeraria cinese, presentando un nuovo riallestimento dal titolo Made in China, curato da Laura Vigo, aperto al pubblico dal 23 ottobre.
Attraverso colori rinnovati e teche specchianti, strumenti digitali e contenuti accessibili in LIS, il progetto propone una rilettura della collezione archeologica cinese, composta da oltre 140 oggetti dal Neolitico alla dinastia Tang, per un’esperienza di visita accessibile e multisensoriale. Ceramiche, bronzi, oggetti funerari e manufatti invetriati sono presentati in relazione alle persone, ai gesti, ai rituali e alle esperienze sensoriali che ne hanno accompagnato la creazione e l’uso.
Made in China nasce dalle esperienze curatoriali maturate al MAO negli ultimi anni e sviluppa l’idea del museo come spazio di incontro e confronto tra pubblici e collezioni, invitando a rileggere gli oggetti attraverso gli sguardi di artisti, curatori, scienziati, archeologi e storici dell’arte.
Come afferma il Direttore Davide Quadrio: “La progettazione espositiva del MAO emerge come processo di lunga durata, fondato su reti relazionali e negoziazioni istituzionali, e capace di pensare al museo come a un organismo multiforme in cui tutto procede verso l’Uno, ovvero verso l’esistenza di un museo di senso: umano, sociale, culturale e politico. In questa prospettiva la mostra si sviluppa come un ritratto espanso dell’artista, le sue opere si distribuiscono negli spazi del museo come presenze in dialogo costante con le collezioni permanenti, contribuendo a definire il MAO come un organismo vivo, in continua trasformazione e relazione con il pubblico.”
I contenuti audiovisivi saranno disponibili anche in Lingua dei Segni Italiana (LIS), a conferma dell’impegno del MAO per l’accessibilità e l’inclusività dell’esperienza di visita.
Si ringraziano Tokyo Gallery+BTAP e Beijing Commune per la collaborazione.
|
|
|
|
|
|
|
|
Song Dong è nato a Pechino nel 1966. Si è laureato presso il Dipartimento di Belle Arti dell’Università Normale della Capitale nel 1989 e attualmente vive e lavora a Pechino. Considerato uno degli artisti più influenti a livello internazionale, Song Dong si distingue per un linguaggio artistico che affonda le sue radici in una pratica aperta e permeata dalle filosofie orientali, che ha generato ampia attenzione e consensi nel mondo dell’arte. Fin dai primi anni ’90, Song è stato attivamente impegnato nello sviluppo dell’arte contemporanea cinese con numerose attività artistiche innovative basate su eventi. Il suo lavoro spazia tra diversi mezzi espressivi, tra cui performance, video, installazioni, fotografia, pittura concettuale e teatro, e ha partecipato alla curatela di mostre ed eventi. È specializzato nell’utilizzo del linguaggio folcloristico e quotidiano della vita e della cultura per creare dialoghi inclusivi nell’era della globalizzazione, sintetizzando senza soluzione di continuità idee profonde con esperienze sensoriali. Il lavoro di Song affronta il rapporto tra vita e arte attraverso una prospettiva orientale ed esplora la natura transitoria della condizione umana, praticando la sua arte e vivendo la sua vita all’insegna dell’idea di «assenza di confini».
Song Dong ha partecipato a numerose importanti mostre d’arte internazionali, tra cui la Biennale di San Paolo (2025), Documenta 13 (2012), la Biennale di Venezia (2011), la Biennale di San Paolo (2004), la Biennale di Gwangju (2006, 2002, 1995), ecc. Le sue mostre personali si sono tenute al MOMA di New York, al Groninger Museum (Groningen), alla Kunsthalle di Amburgo e al Rockbund Art Museum (Shanghai). Inoltre ha vinto numerosi premi, tra cui il Gran Premio assegnato dall’Artron Art China (2017), il Chinese Contemporary Art Award (2014), il Power 100 dell’arte contemporanea cinese: Artista dell’anno (2012) e il premio della Biennale di Gwangju (2006). Le sue opere fanno parte delle collezioni di importanti musei e istituzioni culturali, fra cui il MOMA, il Metropolitan Museum of Art (New York), il Guggenheim Museum di New York, la Tate Modern (Londra), il Centre Pompidou (Parigi), l’M+ (Hong Kong) e l’Ullens Center for Contemporary Art (Pechino).
|
|
|
|
|
BIGLIETTI
Intero 18€ (comprende l’ingresso alla mostra Song Dong. Soul Out, alla mostra Paesaggi da sogno. Le 53 stazioni della Tokaido e alle collezioni permanenti)
Ridotto 15€ - convenzioni, possessori di un biglietto degli altri musei di Fondazione Torino Musei (GAM
- Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea e Palazzo Madama - Museo Civico d'Arte Antica)
Ridotto 12€ - visitatori dai 13 ai 18 anni, studenti fino a 25 anni, visitatori con disabilità, gruppi (minimo 20, massimo 25 persone, prenotazione obbligatoria)
Ridotto 6€ - visitatori dai 6 ai 12 anni, studente scuola in visita autonoma
Gratuito - bambini fino ai 6 anni, accompagnatori di visitatori con disabilità che dimostrino la propria appartenenza ai servizi di assistenza socio-sanitaria, possessori Abbonamento Musei e Torino-Piemonte Card, giornalisti muniti di tesserino.
Per maggiori informazioni su tutte le convenzioni attive clicca qui.
|
|
|
|
|